Ho bisogno di una borsa. Anzi no.

Sabato, 3° ottobre 2009 @9:55

State forse pensando di comprarvi una nuova borsa? Io, dopo averne scritto per Grazia, penso proprio di no. Ecco il mio articolo, rivisto e corretto per voi.

Ogni volta che si avvicina l’autunno (a dir la verità, nei momenti più critici, anche quando si avvicina la primavera), c’è una mia grande amica che mi chiama e mi dice: "Ho bisogno di una borsa". Proprio così: "bisogno" è la parola che usa. Cielo, non che ne abbia davvero bisogno. In questi anni l’ho ascoltata e accompagnata (e sopportata) nelle sue peregrinazioni per negozi, e nei suoi ahimé mai impulsivi acquisti (ogni borsa viene soppesata, annusata, provata, e poi lasciata a decantare sullo scaffale: il colpo di fulmine le è estraneo). Quindi, sono sicura che le borse non le mancano. Ma, intendiamoci, la capisco molto bene. A volte si ha proprio "bisogno" di una borsa. E’ un bisogno, come dire, esistenziale. Ne abbiamo bisogno perché nella borsa vecchia non ci stanno tutte le cose nuove della nostra vita; o perché, della nostra vita già solida, strutturata e multitasking, vogliamo cambiare almeno una cosa. Ne abbiamo bisogno perché la borsa vecchia ci sta antipatica, perché l’abbiamo maltrattata fino a distruggerla; perché ci vogliamo premiare (e solo noi sappiamo quanto lo meritiamo!); perché siamo innamorate o non lo siamo più. Perché noi siamo cambiate, o forse vorremmo cambiare, e la borsa no, è sempre la stessa. Insomma: ne abbiamo bisogno e basta.
Per questo capisco, sopporto e ascolto la mia amica. E ogni volta mi faccio trascinare nella solita estenuante ricerca della borsa perfetta. Quest’anno, forte di tutta la mia cultura pseudo-fashionista sulle nuove it-bags, le ho proposto: perché, ad esempio, non scegliere subito una delle borse che ho ribattezzato "afferrami bene"? Ovvero con tracolla, ma anche con il doppio manico. Già, c’è una borsa così che mi perseguita, è l’ultimo modello di Prada, che a quanto pare hanno regalato alle celebrities di mezzo mondo, in modo da poterle paparazzare per strada: so persino recitarvi a memoria la didascalia (sappiate che è in saffiano, a quanto pare un tipo di cuoio: come vedete, si impara sempre qualcosa di nuovo). Siamo andate ad ammirarla in negozio, ma, chissà come mai, addosso a Sienna Miller o Demi Moore faceva un altro effetto. Per non parlare del cartellino del prezzo… Così stiamo ancora cercando. Ho fatto pazientemente qualche altra proposta. Ma so già che non mi ascolterà. Lei non vuole ascoltarmi, lo so. Vuole solo un accompagnamento: negozio per negozio, dubbio dopo dubbio, nella ricerca esistenziale della borsa giusta.
C’è di buono comunque una cosa: la ricerca della "sua" it-bag mi lascia di solito talmente tramortita, da non avere più alcun desiderio di shopping. E’ colpa sua se vado in giro con sempre la stessa borsa, dall’aria ormai colpevolmente stropicciata e forse anche un po’ sudicia; e, anche quest'autunno, non ho nessuna intenzione di cambiarla.

4 commenti
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LISA | Giovedi, 8° ottobre 2009 @8:06

Per MARI: ma dai, hai conosciuto Emma e Stella? Che bello, racconta!

Mari | Mercoledi, 7° ottobre 2009 @18:20

No, non vivo più a Roma: mi sono trasferita per lavoro in Puglia...per curiosità ho digitato il tuo nome su Google ed eccoti qui, il tuo blog! Che bello rincontrarti! A presto... a commentare le pagine dei tuoi libri!!!
Un abbraccio

LISA | Lunedi, 5° ottobre 2009 @7:48

Per MARI: è bello quando mi raccontate dove mi leggete, dove mi avete incontrato. Tu, all'uscita della metropolitana romana... Quindi adesso non abiti più a Roma? (E spero che come hai incontrato me, incontrerai presto anche Emma e Stella, le protagoniste dei miei libri!).

Mari | Sabato, 3° ottobre 2009 @18:26

Quanto mi hanno fatto compagnia le tue parole sui numeri di City quando vivevo a Roma! All'uscita dalla metro quando mi apprestavo trafelata a lavoro...quando stavo per cominciare la mia vita di sempre con tutti i suoi pensieri e le sue piccole e grandi preoccupazioni e ansie mi tuffavo nella dolcezza, nella malinconia, nel ricordo, nella poesia delicata delle tue parole che mi coccolavano, mi alleggerivano, regalavano colore ad una giornata cominciata un po' "grigia" ...
Grazie!

Lisa Corva

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.

Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...

E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.

Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.