Nel mio atlante interiore.

Giovedi, 1° ottobre 2009 @8:19

"Ho aperto l’atlante (per me la geografia non è una scienza, ma un insieme di rapporti di cui mi affretto ad approfittare) ed ecco, tu sei già segnata nella mia mappa interiore: da qualche parte fra Mosca e Toledo, ho creato uno spazio per l’impeto del tuo oceano".

(Rainer Maria Rilke)

E dove sono io, dimmi, nel tuo atlante delle emozioni?

(Cosa ne sarà degli epistolari, oggi, visto che scriviamo tutti di più, ma le parole svaniscono nella memoria sovraccarica di un computer o sullo schermo di un telefonino? Intanto, sto rileggendo l’epistolario incrociato di Rilke, Pasternak e la Cvetaeva. Si intitola "Il settimo sogno", ed era stato pubblicato anni fa da Editori Riuniti. Il sottotitolo è "Lettere 1926", perché le lettere furono scritte tutte nell'arco dello stesso anno: il 1926, appunto. Tra il solitario castello e il sanatorio svizzero di Rilke, che di lì a poco sarebbe morto; il piccolo appartamento della Mosca post-rivoluzionaria dove viveva Pasternak; e il villaggio nel Sud della Francia dov'era emigrata la Cvetaeva. La frase di oggi è dunque tratta da una lettera che Rainer Maria Rilke, il poeta di Elegie duinesi, scrisse alla poetessa russa Marina Cvetaeva)

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Lisa Corva

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.

Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...

E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.

Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.