La cadenza degli addii.

Mercoledi, 30° settembre 2009 @12:01

Questo è il mio Buongiorno di oggi, l’ultimo giorno di settembre:

"Riconosco in te esseri misteriosi,
viaggiatori dalle mete segrete
incontrati un tempo nella bruma delle stazioni
dove tutti i rumori hanno la cadenza degli addii".

(Oscar Wladyslaw Milosz)

Sì, riconosco in te tutto questo. Riconosco terre lontane e struggimenti vicini; segreti che non mi racconterai mai, forse; e l’indicibile, antica malinconia dei binari, quando non si sa se è peggio essere tra chi rimane o chi parte.

(Nato alla fine dell’800 in quello che allora era il Granducato di Lituania, Oscar Vladislas Milosz si trasferì a Parigi e scrisse poesie in francese: ora sono state pubblicate, con il titolo "Sinfonia di novembre e altre poesie", da Adelphi)

La cadenza degli addii. Ieri, sul blog, ho ricevuto un messaggio che mi ha profondamente commosso. E’ quello di Viv , che vi riporto qui. Semplicemente perché, quando siamo travolte da un grande dolore, non sentiamo più parole, le parole sono lontane, si perdono nell’ovattata disperazione. L’unica cosa che si sente, spero, è la stretta di un abbraccio. Anche virtuale. Ed è questo, il mio abbraccio, Viv. Riscrivimi, se ce la fai; raccontami, racconta.


L'uomo con cui leggevo tutte le mattine le tue schegge di poesia su City è morto ad agosto.
Lo amavo e lui amava me: ogni mattina leggendoti trovavamo nelle frasi che tu sceglievi qualcosa di nostro e sorridevamo.
Vorrei che lui venisse da me almeno in sogno, che trovasse un guado nel fiume delle mie lacrime.
Lo scrivo qui perchè tu, Lisa, sei stata nella nostra storia dall'inizio e perchè mi manca tanto.

5 commenti
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Stella | Sabato, 2° gennaio 2010 @10:59

mi dispiace per il tuo dolore e comprendo dalle tue parole che la tua deve essere stata una grande storia d'amore. Amore con la A maiuscola, cosa purtroppo non facile da trovare che capita una volta sola...e a volte mai,oppure arriva nel momento in cui non è più possibile viverlo come si vorrebbe.. hai avuto un dono grande e spero che tu l'abbia vissuto pienamente il dolore c'è ed è intenso quanto l'intensità dell'amore che hai provato...mi sono riconosciuta nelle tue parole e in come è nata la tua storia... sono convinta che l'amore non muore resta in te...e vive in te...un abbraccio grande auguri per tutto.

il coccodrillo | Lunedi, 5° ottobre 2009 @14:00

non ho più lacrime me le hai portate via insieme a un pezzo del mio essere quando hai smesso di essere quello che eri e adesso c'è solo
il tempo a volte benigno a volte tiranno da trascorrere cercando di vivere...

LISA | Venerdi, 2° ottobre 2009 @9:14

Grazie a te, VIV, di avere riscritto. Spero che tu qui ti senta a casa. Torna, ti aspetto.

Viv | Giovedi, 1° ottobre 2009 @13:53

Se potessi raccontare cosa direi di noi? Me lo sono chiesto spesso in questo periodo.
La nostra storia è iniziata su un treno, un pomeriggio di primavera che riportava due pendolari stanchi verso case dove non avrebbero voluto tornare: ci siamo guardati e non avremmo dovuto, abbiamo cominciato a parlare e non avremmo dovuto, ci siamo innamorati, mettendo da parte le paure e le cicatrici, e non avremmo dovuto.
Abbiamo sentito sempre il peso di quello che non dovevamo nella manciata di mesi in cui ci siamo potuti amare, ma ci avvolgeva una nuova speranza, una nuova luce, un nuovo sogno, purtroppo le vite sono complicate e a volte le ferite che ci portiamo dentro continuano a sanguinare anche se finalmente vengono medicate.
Ho imparato che l’amore non basta o che a volte arriva troppo tardi.
La mattina in cui lui è morto mi sono chiesta perché il mondo non fosse immobile e muto in segno di lutto: non troverò mai la risposta.
Non rimpiango nulla, sai, un solo gesto, una sola parola, un solo bacio, una sola carezza: mi rende felice sapere che le ultime parole che ci siamo detti sono state "Ti amo".
Forse ha ragione chi dice che le stazioni sono i luoghi degli addii mentre io pensavo potessero essere luoghi di arrivo e di incontro, mi sbagliavo.
Grazie dell’abbraccio.

lele | Mercoledi, 30° settembre 2009 @15:43

anch'io Viv ho avuto un grande dolore a giugno dello scorso anno e posso capire la tua disperazione. Spero davvero che qualche volta ci vengano in sogno...perchè ora come ora è il sogno della persona amata che ci fa andare avanti. Ti mando un abbraccio e fatti coraggio!

Lisa Corva

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.

Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...

E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.

Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.