Cercando Stella nella Milano glam cheap.
Martedi, 29° settembre 2009 @8:30
Cercando Stella nella Milano glam cheap (ormai Milano recessionista) ho visto di tutto. L’ho cercata ai grandi eventi fashion. Pensate a feste spettacolari? Presentazione di abiti capogiro che rivoluzioneranno la nostra vita e la storia della moda? Macché: i grandi eventi sono stati, attenzione, l’apertura di due nuovi negozi (pubblicizzati come concept store, ma l’unico concetto davvero riconoscibile è il desiderio, la necessità, di vendere vendere vendere). Poi, ho cercato Stella negli ormai semideserti caffè da eurostress: ma Princi, all’angolo con Corso Como (ricordate? Il caffè design dove va a bere l’Ultimo Cappuccino?) ormai è quasi vuoto, davanti c’è una voragine che dovrebbe diventare un parcheggio. Nel caffè eurostressante e trendy (due aggettivi di solito inseparabili) all’angolo, ovvero il Radetzky, ho incontrato invece una delle più famose sciampiste nazionali, che mi si è materializzata davanti come un incubo e con tre accessori: uno, un paio di scarpe-tortura, di cui ho appena scritto su Grazia; due, una it-bag, di cui ho appena scritto su Grazia; tre, una bocca corrucciata in una smorfia perenne, non si sa se dettata dal Botox o dall’imitazione dell’ossuta Victoria Beckham, che pubblichiamo sempre su Grazia (anche lei condannata a portare scarpe-tortura e it-bags regalate dalle maison di moda, con cui viene paparazzata dai fotografi; è per questo che non sorride mai, dico mai, nemmeno quando dorme?).
E dunque no, Stella non l’ho vista. Neppure quando sono andata a vedere l’ultimo film di Woody Allen, "Basta che funzioni", nel mio cinema milanese preferito, l’Anteo, con ristorante e libreria aperta fino a mezzanotte. Peccato, perché avrebbe riso davanti ad incredibili "ménage étroits/ménage à trois", e si sarebbe consolata pensando che il destino, almeno a Manhattan, ti può riservare inaspettate sorprese. Anche quando tenti di suicidarti.
Ma se Stella è ancora qui, spero che stamattina – in metropolitana, ad un incrocio di strade, aspettando l’autobus – afferri al volo una copia di City, e legga il mio Buongiorno di oggi. Che non parla né di it-bags né di scarpe, ma dei territori della notte. Eccolo:
"Perché, miei cari?
Perché venite
solo in sogno?"
(Dunya Mikhail)
Tutte le persone a me care, che ora incontro solo nelle valli e nelle città dei sogni. Tutte le persone che una volta mi hanno tenuto in braccio, mi hanno amato, mi hanno accarezzato, hanno seguito i miei passi. E mi hanno sorriso. Quanto tempo è passato. Abbracciatemi, ancora una volta, almeno in sogno.
(Nata a Baghdad, la poetessa Dunya Mikhail vive negli Stati Uniti. I versi di oggi sono tratti dalla bella antologia di poetesse arabe contemporanee "Non ho peccato abbastanza", Mondadori)
LISA | Mercoledi, 30° settembre 2009 @12:22
Per ALI STROPICCIATA ma soprattutto per PAOLA RINATA: che bello sapere che un'amica di Emma, un'aspirante madre (ora ex!), una donna che ha riso e pianto leggendo il libro rosa, ora ha avuto due giorni di perfetta felicità.
ljuba | Mercoledi, 30° settembre 2009 @11:29
che emozione le parole di ieri. E quanta nostalgia...per le persone che abbiamo e cihanno amato e che non ci sono più...! grazie
Negala | Mercoledi, 30° settembre 2009 @9:55
Per Viv
Si, concordo con Carla, tornerà da te in sogno ma quando i tuoi occhi non verseranno più lacrime...
Carla | Martedi, 29° settembre 2009 @22:30
Che emozione Viv leggere questa parole...arriverà a trovarti, dai il tempo anche a lui di asciugare le sue lacrime e abituarsi alla sua nuova condizione.
ti abbraccio forte
Viv | Martedi, 29° settembre 2009 @14:42
L'uomo con cui leggevo tutte le mattine le tue schegge di poesia su City è morto ad agosto.
Lo amavo e lui amava me: ogni mattina leggendoti trovavamo nelle frasi che tu sceglievi qualcosa di nostro e sorridevamo.
Vorrei che lui venisse da me almeno in sogno, che trovasse un guado nel fiume delle mie lacrime.
Lo scrivo qui perchè tu, Lisa, sei stata nella nostra storia dall'inizio e perchè mi manca tanto.
Ciao e grazie.
ali stropicciata | Martedi, 29° settembre 2009 @12:42
Ciao Lisa, volevo annunciare le nozze di Paola rinata ed il battesimo di Felicita, tenutisi rispettivamente sabato e domenica.
Emozionanti davvero!
A parte il piccolo ritardo della madrina ( che poi sarei io) al battessimo, che sbaglia clamorosamente chiesa, tutto perfetto!!!
ciaoooo
Negala | Martedi, 29° settembre 2009 @10:36
Rifugiarmi nel sonno per ritrovare le carezze perse, le certezze che non ho più è ciò che faccio spesso.

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.
Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...
E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.
Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.

