C'è un non so che nel mese di settembre...

Lunedi, 28° settembre 2009 @8:52

Milano Glam Cheap. Tra una it-bag e un paio di scarpe tortura mi sembra di aver visto Stella, o mi sono sbagliata? Intanto guardo le prime foglie d’autunno per terra, le prime castagne cadute nel parco, e penso al mio altrove straniero con la frase che ho scelto per City di oggi, lunedì 28 settembre:

"Settembre. C’è un non so che in questo mese che mi ricorda marzo e i primi giorni d’aprile, quando la primavera ancora esita sulla soglia e il giardino trattiene il respiro in attesa. C’è nell’aria la stessa dolcezza, il cielo e l’erba paiono uguali ad allora; ma le foglie raccontano una storia diversa, e il rampicante che si colora di rosso sul muro della casa si avvicina in fretta al suo ultimo e più splendido momento di gloria".

(Elizabeth von Arnim)

Autunno.

(Elizabeth von Arnim, come probabilmente già sapete, è una delle mie scrittrici preferite. La frase di oggi è tratta da Il giardino di Elizabeth, Bollati Boringhieri: la storia – ironica, appassionata – del suo giardino in Pomerania. Erano gli anni Venti, in Germania, e lei veniva da lontano, dalla Nuova Zelanda…)

3 commenti
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LISA | Martedi, 29° settembre 2009 @8:24

Per LILA: sì, avevo letto, tanti anni fa, la scrittrice catalana Mercè Rodoreda, ma ricordo solo, dei suoi romanzi, una indefinibile sensazione di malinconia...

Naomi | Lunedi, 28° settembre 2009 @13:40

E' meravigliosa...."ma le foglie raccontano una storia diversa"....proprio come me ora!Grazie Lisa.....

Lila | Lunedi, 28° settembre 2009 @9:21

Cara Lisa no, non ricordavo che Elizabeth von Arnim fosse la tua scrittrice preferita. Ma questa poesia è davvero bella anche se ha un non so che di nostalgico. Diciamo che io preferisco il preavviso della primavera ma è vero: è bello guardare il cielo e respirare a settembre. Per Aria, anche io mi ricordo di te. In bocca al lupo per l'evento. Per Miriam Rosa Gialla: viva l'amore con la A maiuscola. Sabato scorso sono stata all'incontro del gruppo di lettura romano. Il gruppo ha un suo nome già da un pò, si chiama Amarganta, come la biblioteca del libro la Storia Infinita. Abbiamo commentato il libro di Mercè Rodoreda, La Piazza del Diamante. Tu l'hai letto Lisa? Bello anche se un pò triste e molto descrittivo, molto poetico in alcuni momenti.

Lisa Corva

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.

Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...

E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.

Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.