Scarpe masochiste.
Sabato, 19° settembre 2009 @8:02
Ovvero, un articolo che ho scritto per Grazia. Manca però, sull'argomento, il commento di un vero esperto: lui, l'Uomo Extralarge, il feticista delle scarpe che Stella incontra nelle pagine di Glam Cheap... Ricordate?
Secondo la psicanalisi, gli uomini sono esperti in molti tipi di perversioni. Sono voyeuristi, sadici, esibizionisti… E le donne? Ah no. Noi donne siamo soprattutto portate al masochismo. Masochismo morale e sentimentale (fateci soffrire, grazie); ma, attenzione, anche masochismo fashionista. Il sospetto è confermato dalle scarpe che a quanto pare dovremmo portare quest’autunno: un mix di tutte le possibili variazioni masochiste. Perché sono alte, ma con tacchi che sembrano pericolosamente traballanti e inclinati; assottigliate verso il fondo, così è più facile inciampare; con una vertiginosa zeppa da geisha. Il tacco, peraltro, è il minore dei problemi. Le scarpe-tortura sono provviste di lacci e laccetti e fibbie, di modo che al mattino, quando le indossiamo, possiamo perdere un po’ di prezioso tempo, e meditare intanto sui piaceri della schiavitù modaiola (e magari anche sentimentale). Ho visto modelli con tre tipi di fibbie che chiudono la caviglia; ad ogni fibbia, per favore, pensate alla vostra storia d’amore in questo momento. Prima fibbia: siamo sicure di avere scelto l’uomo giusto? Seconda fibbia: siamo sicure che ci ami? Terza fibbia: non sarà uno di quegli uomini con scritto "pericolo" sulla fronte? Lo so cosa state pensando: un vero amore dev’essere audace e spericolato. Se no, che amore è? E noi, passiamo ore a comporre un sms perfetto, romantico e spiritoso insieme, ma lui non risponde; chiamiamo e lui stacca il telefonino; riusciamo a parlargli, lui ribatte che richiama, e guarda caso richiama sempre troppo, troppo tardi… Però, quando finalmente è con noi, abbiamo dimenticato tutto. Il tormento, l’attesa, l’appuntamento cancellato all’ultimo minuto, le mail senza risposta, "l’utente da lei cercato non è disponibile". Rimane solo il brivido. Lo stesso è per le scarpe. Se le scarpe non fossero dei possibili strumenti di tortura, allora il divertimento dov’è?
Non solo. Le scarpe di quest’autunno sono anche, semplicemente, stravaganti. Più che accessori, "eccessori": eccessive ed eccentriche insieme. Non solo maculate, ma anche sfrangiate, con una specie di cresta fashion che ricopre la caviglia; non solo di un rosso aggressivo, ma con una stravagante decorazione da upupa metropolitano; non solo di pizzo, ma chiuse sulla caviglia da un nastro nero… Sì, ci vuole un certo coraggio per indossarle. Ma del resto, non ci vuole coraggio anche in amore? Ci vuole audacia, e testardaggine, e follia creativa; e un po’ di strategia, perché no. L’uomo sbagliato alla fine può rivelarsi quello giusto, solo che lui ancora non lo sa; è per quello che non risponde ai nostri sms e che scompare dopo l’ultima meravigliosa serata passata insieme.
E quindi? Quindi, tanto vale indossarle, le scarpe tortura. Se ci piacciono, ovviamente. Tanto per stupire gli psicanalisti, e dimostrare che, almeno nella moda, le donne oggi si rivelano esperte in molte, molte perversioni. Masochiste, certo. Ma anche esibizioniste, feticiste, e un pochino voyeuriste: perché, se non abbiamo ancora il coraggio di comprarle, le scarpe eccessive dell’autunno le guardiamo e invidiamo. E se le celebrities non si tirano indietro, perché dovremmo farlo noi? Del resto, gli "eccessori" attraggono l’attenzione e vanno bene con tutto: con un paio di jeans, con una minigonna vertiginosa; con un microabito fluo e un paio di leggings. Ancora qualche dubbio? Basta guardare la foto di Sarah Jessica Parker e Cynthia Nixon a passeggio per le strade di Manhattan, sorridenti nonostante (o forse proprio per) le loro scarpe-tortura. Rieccole, dunque, sul set del nuovo e secondo film di Sex and the City, di cui sono appena cominciate le riprese. Perché una cosa è sicura, e ce l’hanno insegnata proprio loro, le eroine del telefilm più amato da tutte le donne nel mondo. Ci hanno insegnato ad osare. A essere, se vogliamo, masochiste, ma anche sadiche, feticiste, voyeuriste; a non avere paura delle nostre perversioni e delle nostre debolezze. Ma soprattutto ci hanno insegnato che, alla fine, un paio di scarpe è solo un paio di scarpe.
LISA | Lunedi, 21° settembre 2009 @9:57
Per PAOLA CHE AMA I LIBRI: uh, non sapevo che le scarpe e le poesie ipersentimentali fossero considerate argomenti porno...
Paola che ama i libri | Domenica, 20° settembre 2009 @20:24
Ciao Lisa, lo sai che il tuo blog è stato bloccato dal sistema di sicurezza in ufficio? la cosa divertente è che risulta un blog con contenuti pornografici! Va be' ti leggerò da casa, quando posso. Mi è piaciuto molto il tuo articolo sulle scarpe, d'altronde non per niente al traguardo degli anta sono arrivata (oltre che come aspirante triste e sconsolata) con tutte le caratteristiche di donna shoes-addicted: due pezzi importanti nella collezione Caovilla + Sergio Rossi e Louboutin come sogno nel cassetto. Ci penso ogni tanto a quale potrebbe essere il senso di questa mania/passione: le scarpe belle (e costose). Certamente mi fanno sentire molto femminile e seducente, come non riesce un vestito, ma c'è anche dell'altro. Si tratta di quella debolezza nei confronti del superfluo, del frivolo, dello stravagante che ti consente per un breve momento di prendere con leggerezza la vita, con un sorriso e strizzando l'occhio allo specchio prima di uscire di casa. Solo una puntualizzazione nei confronti delle scarpe-tortura: non sono una donna abituata a vivere sui tacchi, anzi, ma devo riconoscere che le scarpe costose hanno il potere di essere anche comode, almeno fino ai 10 cm. oltre non ce la faccio proprio!

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.
Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...
E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.
Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.

