Il tumulto del cuore.

Mercoledi, 6° maggio 2009 @12:20

"Il tumulto del cuore
insiste a far domande.
Poi smette e si accinge a rispondere
nello stesso tono di voce.
Nessuno noterà la differenza…
E poi non c’è più scelta
e poi non c’è più senso
finché un nome
e tutto quel che implica coincidono".
(Elizabeth Bishop)

Che frastuono, a volte, nel nostro cuore. Quante domande, nessuna risposta. Ma il tumulto del cuore una cosa ci suggerisce: qualunque sia la domanda, dì di sì. Dì di sì.

I versi di oggi, 6 maggio, sono della poetessa americana Elizabeth Bishop, e sono tratti da "Miracolo a colazione", Adelphi. Non vi ho mai raccontato che l'ho scoperta guardando un film hollywoodiano! Ovvero "In her shoes", un film di qualche anno fa, uscito in Italia con il titolo "Se fossi lei". La storia di due sorelle, molto in lite e molto diverse, Cameron Diaz e Toni Collette, e di un armadio pieno di scarpe. A un certo punto Cameron Diaz incontra, in un ospedale, un uomo anziano che le chiede di leggere dal suo libro di poesie preferito... Il nome della poetessa mi è rimasto vagamente in mente, finché l'ho incontrata. E scoperta. Metto on line anche i versi originali, in inglese, perché hanno un ritmo meraviglioso, davvero lost in translation...

The tumult in the heart
keeps asking questions.
And then it stops and undertakes to answer
in the same tone of voice.
No one could tell the difference.

Uninnocent, these conversations start,
and then engage the senses,
only half-meaning to.
And then there is no choice,
and then there is no sense;

until a name
and all its connotation are the same.

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Lisa Corva

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.

Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...

E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.

Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.