I grattacieli di Manhattan. E l'istante in cui tu ti fermasti.

Martedi, 8° settembre 2009 @13:30

"A te si giunge solo
attraverso di te.
Ti aspetto.
Io certo so dove sono,
la mia città, la strada, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Ma non so dove sono stato con te.
Lì mi hai portato tu.
Come
potevo imparare il cammino
se non guardavo altro
che te,
se il cammino erano i tuoi passi,
e il suo termine
l’istante che tu ti fermasti?"
(Pedro Salinas)

E in quel momento, quando mi hai guardato, ho capito: la mia destinazione, eri tu.

(Sto scoprendo il poeta spagnolo Pedro Salinas con "La voce a te dovuta", Einaudi: una raccolta di versi uscita nel 1933)

Allora sono a NYC. E’ bellissimo tornare, perché ci sente quasi a casa: è stata la mia prima sensazione, anni e anni fa, la prima volta che sono atterrata qui. Guardavo i poliziotti a cavallo, i tombini con il vapore che esce dal marciapiede, i taxi gialli tra i grattacieli, e mi dicevo: ma questo lo conosco, non sono una straniera qui. (La potenza del cinema americano: farci sentire a casa a Manhattan). Ma, dopo tanti anni, questa è un po’ casa davvero: qui ho un’amica storica, con i capelli rossi, jewish, che sembra uscita da un film di Woody Allen, magari il Vicki Cristina Barcelona che ho amato tanto. Ieri sera siamo andate nel "nostro" sushi bar all’angolo, e lei – che è tornata single – mi ha raccontato delle sue (dis)avventure degli uomini, possibili fidanzati, che incontra sugli attrezzatissimi e frequentatissimi siti web di dating on line, ahimé quasi sconosciuti in Italia… E di sentirsi il brivido dei 14 anni quando di anni ne hai più di 40. Oggi andremo a fare la passeggiata più trendy della città, sulla High Line sopraelevata. Mi sono portata le mie infradito d’argento apposta!

5 commenti
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eli20 | Lunedi, 14° settembre 2009 @18:11

ho letto e ho pianto

aferdita | Martedi, 8° settembre 2009 @22:18

Che belli questi versi!Lego e mi vengono in mente i bellissimi anni quando speravo che la strada dalla casa a scuola e viceversa non finisse mai.Quando i miei occhi erano solo per lui,quando sentivo solo la sua voce melodiosa che mi sussurrava le parole dolce.Era più bello quando pioveva o nevicava e ci trovavamo di proposito sotto lo stesso ombrello.Sognavamo di restare cosi uniti per sempre..sogni di adolescenti.
Lisa,sai,che pure a me certe parti del'America mi hanno fato la stessa impressione,mi e sembrata di averle viste già.Non mi sono piaciute per niente quelle strade large con quelli edifici basi.E ogni volta che passavo immaginavo di trovarmi nelle scene di un film che a me piace molto ,Le ponti di Madison County.
Non mi e successo lo stesso con Chicago e le sue grattacieli.Mi sembrava di vivere in un sogno.La prossima volta spero tanto di realizzare anche il sogno di vedere New York.Buon permanenza a te!

LISA | Martedi, 8° settembre 2009 @15:10

No, LILA, erano degli altri versi di Salinas... forse hai riconosciuto il tono, la luce, la luminosità dell'innamoramento. Ma hai ragione, è un poeta che mi piace molto. Lo incontreremo ancora!

Lila | Martedi, 8° settembre 2009 @15:05

Ehy Lisa ma io già mi ricordo di questa poesia. L'hai già usata l'anno scorso in uno dei tuoi buongiorni. E' bellissima e quindi capisco...deve piacere proprio tanto anche a te. Buona permanenza a New York

viola | Martedi, 8° settembre 2009 @13:35

http://www.mastroad.it/tulet_it.html
prova a vedere qui .
ciao buon soggiorno a new york

Lisa Corva

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.

Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...

E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.

Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.