Airport look.
Domenica, 6° settembre 2009 @17:56
Ci sono donne che hanno un segreto. No, non sto parlando di un amante, per carità: almeno su Grazia (per cui ho scritto questo articolo), mi limito a dilemmi fashionisti e non sentimentali. Il segreto su cui mi sto arrovellando è quell’incredibile talento nel scegliere il look giusto day/night: che resista a una mattina di ufficio, un pranzo fuori (in cui io spesso mi accorgo che la mia camicia ha acquistato un’imbarazzante macchia di qualsiasi-cosa-che-non-va-via), uno spiegazzamento di abiti in macchina o in metropolitana, per arrivare perfette, pulite e stirate all’appuntamento serale. Bene, questo non è il mio caso. Non sono una donna 24 ore. Neppure 12. Se ho una cena importante (o anche, semplicemente, una cena), devo, assolutamente devo, passare a casa a cambiarmi. Non solo perché addosso a me gli abiti accumulano stanchezza e macchie, come il mitico Pig-Pen dei Peanuts, che camminava in una nuvola di polvere. No. E’ che in genere al mattino non riesco a scegliere il look strategico che andrà bene anche per la sera. Per quello, sarete d’accordo con me, ci vuole un talento segreto.
La prima rivelazione l’ho avuta osservando un’amica. Che parte avvantaggiata perché si veste sempre di nero. Il che, come ben sappiamo, è un modo furbissimo per: a) mimetizzare il più possibile eventuali macchie; b) non avere indecisioni mattutine. In più, lei ha un piccolo trucco: il gioiello che "fa sera". Ovvero, prima della cena si infila un bracciale importante, un bijou che attrae l’attenzione: et voilà. L’importante, in fondo, è sentirsi vestite da sera "dentro"; e se per farlo basta mettersi una collana, perché no?
Il secondo trucco è altrettanto semplice: una borsa capiente dove stivare quei due o tre accessori che ci cambieranno il look. Il gioiello, abbiamo detto. Oppure, d’inverno, un paio di guanti-gioiello con decorazioni applicate (ci saranno, ci saranno). Chi non resiste 12 ore sui tacchi li terrà in borsa, pronta a togliersi le ballerine o le sneakers da ufficio (ma qui non vi racconto niente di nuovo, basta aver visto almeno una volta il mitico "Una donna in carriera"). Infine, c’è la strategia borsa-dentro-la-borsa: ovvero, dalla capiente sacca, che viene abbandonata in auto, si estrae una "clutch", quelle mini-bags deliziose ma così scomode, in cui si riesce a incastrare a malapena il cellulare (e le chiavi della macchina).
Fin qui gli accessori. Ma che cosa indossare? Un abito nero, of course, consigliano le modaiole: non si sbaglia mai (e io, che non mi vesto mai di nero, rimango qui ad arrovellarmi)l. Però, per fortuna, le leggi fashioniste ammettono anche i jeans: basta che siano baggy e sapientemente bucati. In fondo, per trasformarli in jeans da sera basta un bracciale.
In questo momento, però, mi sto interrogando su un altro dilemma da guardaroba: cosa mettersi per un (lungo) viaggio in aereo, quali sono gli abiti più comodi per riuscire eventualmente a dormirci dentro, senza per forza avere un’aria troppo stropicciata? Una sorta di look day/night da viaggio. Dilemma su cui mi sono a lungo interrogata (e ho scritto svariati pezzi finto glam), guardando le foto delle solite celebrities che vengono paparazzate all’aeroporto con jeans e tacchi altissimi. Ma, è ovvio, loro non contano: viaggiano sempre in prima classe. Io invece domattina prenderò un aereo (non in prima classe) per New York; e ho deciso di testare sul volo transoceanico, non i tacchi, ma i miei primi jeans. Morbidi e boyfriend look. Vedremo.
E dunque, visto che sarò in aereo, vi lascio anche il Buongiorno di lunedì 7 settembre:
"Del mare dell’estate c’è ora solo
il riflesso del tramonto,
del riflesso solo i volti
e dei volti solo l’attesa".
(Henrik Nordbrandt)
Il mare ora è lontano. E’ solo una foto nel telefonino. Un salvaschermo sul computer. Però. Però il mare è dentro di noi. Un ricordo, certo, ma soprattutto una promessa. Ritorneremo.
(I versi del poeta danese Henrik Nordbrandt sono tratti da "Il nostro amore è come Bisanzio", Donzelli)
claudio | Lunedi, 14° settembre 2009 @11:37
grazie per le belle frasi che ci regali ogni mattina. Sono certo che non sono solo parole e che quelle vibrazioni sono autentiche dentro di te.
Ti auguro la felicita' che spesso si raggiunge solo dopo anni di non inutile tormento... Buona giornata!
LISA | Martedi, 8° settembre 2009 @13:04
Per VIOLA: ops, cosa sono le tuletè?
viola | Lunedi, 7° settembre 2009 @20:54
Ciao.
Premetto che vivendo in una piccola città mi capita raramente di non riuscire a passare a casa. Ma, se succede il trucco è:
come hai ben detto vestire di nero ex pantalone nero + camicia + scarpa bassa + borsa mega da cui estrarre per la sera maglia nera (conosci le tuletè ?) + scapa un pò più elegante (io mai i tacchi causa 1,80 cm di altezza)+ gioiello + borsa adeguata.
Complimenti per la scelta sempre bella dei versi.
sesi | Lunedi, 7° settembre 2009 @17:41
mi è piaciuto quanto hai scritto, è proprio vero e mi ha fatto ricordare quando viaggiavo per lavoro
Anche io sono una pasticciona e talvolta dopo il ristorante mettevo la camicietta dietro-davanti per nascondere le macchie
ciao sesi
Manuela | Lunedi, 7° settembre 2009 @17:38
Lisa complimenti per il tuo nuovo sito! Un abbraccio.
Manuela che guarda al futuro

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.
Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...
E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.
Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.

