Utility jacket?
Domenica, 28° febbraio 2010 @8:37
Sì, lo so che non si dovrebbe, che è un brutto vizio delle giornaliste di moda o presunte tali. Però mi perdonate lo stesso se vi piazzo qui una parola in inglese, anzi due? Eccole: "utility jacket". Il punto è che non riesco a trovare un altro modo per definire la giacca che tutte, forse, vorremmo questa primavera. La giacca rubata al guardaroba di lui, così come i "boyfriend jeans" (aiuto! Altre due parole in inglese!), quelli un po’ largotti e stracciati, di cui già l’anno scorso ci siamo innamorate (io, almeno, che la scorsa primavera mi sono comprata i primi jeans della mia vita e ci ho scritto sopra un pezzo, ricordate?), e che non vediamo l’ora di tirar fuori dall’armadio, appena metteremo via il guardaroba artico. Ma sì, sto parlando di quella giacca multi-tasche e multi-uso, di ispirazione a metà tra il militare e il meccanico. Meccanico, nel senso dell’uomo aggiustatutto così prezioso nelle nostre vite, quella figura ibrida tra tecnico del computer e idraulico che tutte vorremmo aver sposato. (Io ne ho sposato uno, ma non mi presta la sua giacca, in questo è irremovibile). Adesso, che meraviglia, la maschia "utility jacket" è stata sdoganata anche per le ragazze di tutte le età, e in vari modelli fashionisti, come è giusto.
E adesso arriva la domanda fatale: con che cosa si porta? In questo siamo molto, molto più fortunate degli uomini aggiustatutto a cui la rubiamo: perché noi, certo, la possiamo mettere sopra un paio di jeans, come loro; ma funziona perfettamente anche con leggings e ballerine; oppure, a contrasto, sopra un microabito.
Ma soprattutto, e questo è il vero segreto, il giaccone multiuso ha quello che Vogue ha definito "practical magic" (sì, lo so, altre due parole in inglese, però tanto l’articolo è quasi finito e prometto di non usarne più). Ovvero? Quella "magia pratica" (vero che in italiano non suona così bene?), che ci permette di uscire… senza borsa. Finalmente! Già, perché il giaccone multiuso abbonda ovviamente di maschie e pratiche tasche, dove potremo infilare cellulare, chiavi della macchina, portafoglio, occhiali da sole e rossetto, e sentirci finalmente libere di girare per la città felici e leggere. Senza la nostra amatissima, ma ahimé pesantissima borsa. (Stavo per scrivere it-bag, ma come vedete mi sono trattenuta proprio all’ultimissimo minuto).
(Questo è un articolo che ho scritto per Grazia. Io sono a Milano glam cheap, catapultata nella moda, e oltretutto senza utility jacket)
scritto | Giovedi, 4° marzo 2010 @14:19
con i piu' sinceri complimenti e con ammirazione.Grazie di esistere
Lei e il suo caffè al ginseng | Domenica, 28° febbraio 2010 @22:39
Carissima Lisa, sei a Milano!
Per quanto ti tratterrai? Parteciperai a qualche evento?
Lila | Domenica, 28° febbraio 2010 @18:59
Grazie per i tuoi consigli modaioli Lisa e salutami Milano, una città cui sono rimasta affezionata. Attendo cronache fashion (o mamma: una parola in inglese).

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.
Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...
E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.
Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.

