Il lungo dopo.
Giovedi, 18° febbraio 2010 @7:09
"Nulla ho scritto di te quando sei andata
e poco ho scritto dopo, il lungo dopo.
Ritorni solo nei sogni di ogni notte
o, il giorno, a caso, nell’aria di via B.
dopo che è nevicato e si respira;
o in una luce pomeridiana di persiane socchiuse
o vi è un fruscìo di giornale di grande formato;
o in qualche nome di luogo che mi si ferma in gola.
Tutto qui? Non accetto la morte, mi si dice."
(Luciano Erba)
Ma la morte anche questo mi insegna: non a capire. Ad accettare.
(I versi di oggi, che Luciano Erba scrisse dopo la morte della madre, sono tratti dall’antologia "Io sempre a te ritorno – Poesie per la madre", Crocetti)
LISA | Venerdi, 19° febbraio 2010 @7:34
PATRIZIA FIORISTA, grazie delle primule. Non ci sono parole per la morte di un figlio, forse c'è solo la neve.
Patrizia pinki fiorista | Giovedi, 18° febbraio 2010 @18:03
Ciao Lisa e tutte/i.
é tanto che non scrivo ma leggo sempre,oggi questa poesia mi ha toccato.Io ancora non la capisco e ancora meno la accetto.Poche settimane prima che la Marta se ne andasse c'è stata una magnifica nevicata,da allora quando nevica penso che sia lei che mi avvolge nel candore delle sue piume da angelo.Vi mando tante primule colorate Patri
LISA | Giovedi, 18° febbraio 2010 @13:32
CAM, perché ti stai preparando? Cosa succede?
LISA | Giovedi, 18° febbraio 2010 @13:31
Uh, ANNALISA FARMACISTA: le scarpe blu? Ma non hai notato che le scarpe blu - quelle che un tempo affollavano le vetrine in primavera - non esistono più, più o meno come le rondini? Sparite nell'archeologia del guardaroba, insieme alla sottoveste, al reggicalze, al foulard di seta anni Sessanta, ai guanti da giorno... (Ma ci vuole eccome, un Regalo Consolatorio per la Missione Suicida! Spiegazione per i nuovi arrivati: è una citazione dal mio primo libro, ovvero la visita in ospedale a neomamma e nuovo nato, che per le aspiranti madri equivale, appunto, a una missione kamikaze).
Annalisa farmacista | Giovedi, 18° febbraio 2010 @12:28
Oggi non voglio parlare della morte. Vorrei parlare della vita: di tutta quella vita che ho visto ieri sera nella Missione Suicida. Mi sono fatta accompagnare dal Consorte. Il giorno prima sono stata intrattabile, ieri insomma e oggi ho deciso che mi merito un Regalo Consolatorio. Che significa un paio di scarpe. Blu per l'esattezza. Magari belle come quelle della mia mamma che portava quando ero piccola.
Portami a ballare | Giovedi, 18° febbraio 2010 @12:15
Con questa vecchia canzone dedicata da Luca Barbarossa alla madre voglio iniziare il mio post. Certo la morte, come diceva Totò, è come una livella, ci rende tutti uguali. Ma per noi le persone morte che ci erano care rimangono in un piccolo angolo di cuore e ci tornano in mente magari in un giorno di primavera.
p.s. Mi sono scordata di dire che Martedì, Claudia, la mamma del gladiatore mi ha portoto lo speciale City dedicato a San Valentino. Non potrò mai finire di ringraziarla per tutto l'amore che mi dona anche solo con un sorriso. Lila
danielle | Giovedi, 18° febbraio 2010 @12:13
contro la morte non si può far nulla.....
Cam | Giovedi, 18° febbraio 2010 @9:07
Da tempo mi sto preparando a questo momento inevitabile e dilaniante. Mai parole, le tue, sono così vicine ai miei pensieri. Che fatica l'accettare - per noi occidentali - abituati come siamo ad imporre, ma di fronte a quella Nera Signora nulla ci è permesso imporre.
A domani, speriamo accompagnati dal sole.

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.
Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...
E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.
Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.

