Tre modi per iniziare il 2010.

Domenica, 3° gennaio 2010 @15:27

Il 2010 è iniziato con la luna piena sul Mekong. A Luang Prabang, una quasi penisola all’incrocio di due fiumi in Laos, 30 monasteri buddisti dorati, case coloniali francesi bianche degli anni Venti. E’ iniziato mentre mangiavamo alghe del Mekong con sesamo come aperitivo, e carne di bufalo con foglie di acacia (sì, tutto vero. Piatti tipici laotiani rivisti e corretti per turisti, ma nonostante tutto non sono riuscita a finire la cena!).
O forse no. Forse il 2010 è iniziato nell’aeroporto di Dubai, all’alba, in un lunghissimo viaggio di ritorno con 3 scali e 4 areoporti: mentre fuori si faceva giorno, io ascoltavo il muezzin tra vetri e acciaio, seduta a un tavolino di Paul, la pasticceria francese che ormai è una catena, mangiando un macaron al cioccolato; davanti a me Starbucks. Puro delirio della globalizzazione. Eppure, stranamente poetico.
O forse no. Forse il 2010 è iniziato qui nel mio altrove, oggi che mi sono svegliata di nuovo in Europa, di nuovo a casa; il mio piumone, il tè e un nuovo libro da leggere (sì, ho riletto Piccole Donne e sì, ve ne parlerò presto; ma adesso ho cominciato l'ultimo giallo di Liza Marklund, conoscete? Protagonista Annika, la giornalista e detective per caso a Stoccolma: il titolo è "Il testamento di Nobel", Marsilio). Oggi è 2010. Quanti nuovi orizzonti.

7 commenti
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marghe | Sabato, 9° gennaio 2010 @17:14

Io ho iniziato il 2010 con la certezza che nemmeno questo sarà l'anno della mia maternità.
Ho 32 anni, un compagno più giovane, un profondo desiderio di maternità, e un altrettanto profondo diniego da parte di quello che non vuole essere nè marito per me, nè padre dei miei futuri(????) figli.Buon anno. A tutte.

Luis Roma | Lunedi, 4° gennaio 2010 @23:02

Buon 2010 Lisa, un anno in compagnia delle Poesie da te segnalate.

LISA | Lunedi, 4° gennaio 2010 @12:07

Per CLAUDIA MDG: che bella la storia di un libro che passa di madre in figlia, e la de Céspedes poi. Sono contenta di averti incuriosito, con una scrittrice potente, ma ahimé dimenticata. Della Nafisi mi era piaciuto "Leggere Lolita a Teheran" (Adelphi), e ogni volta che sui giornali si parla di Iran, di repressione, di donne velate e di manifestazioni di piazza, mi viene in mente lei, mi vengono in mente tutte le donne e le ragazze iraniane che ancora oggi lottano, sperano, protestano. E, ovviamente, leggono. Perché le rivoluzioni passano anche per i libri...

claudia mdg | Lunedi, 4° gennaio 2010 @10:51

Bentornata autrice, mi ha molto incuriosito Elisabetta Sirani, non la conoscevo.
A proposito di letture di quest'ultimo periodo, le mie sono state al femminile: ho avuto in regalo da mia madre la sua copia di "Quaderno proibito" di Alba de Cespedes (ce ne hai parlato tempo fa), acquistata nel 1963! L'avevo letto da bambina senza capire molto, rileggerlo da adulta mi ha molto colpito, in certi momenti mi sembrava che mia madre ventenne lo stesse sfogliando insieme a me. Poi, finalmente mi sono regalata Persepolis, il grphic novel dell'iraniana Marjane Satrapi, e ne sono rimasta incantata. Anche questo libro mi ha fatto molto pensare a una donna che conosco: si chiama Pouneh, e negli ultimi tempi ha superato la diffidenza nei confronti di noi italiani e mi ha parlato del suo paese, l'Iran. Ho preso in libreria anche l'ultimo libro di Azar Nafisi, "Le cose che non ho detto", ma non ho ancora avuto tempo di leggerlo.

LISA | Lunedi, 4° gennaio 2010 @10:26

Complice il jet lag, ho finito stamattina "Il testamento di Nobel" e confermo: niente male. Conosco i gialli di Liza Marklund da quando ancora uscivano per Mondadori, ma questo è davvero un salto di qualità. Non solo per l'intreccio (ben congegnato, e interessante, visto che si parla di un assassinio alla cerimonia di premiazione del Nobel a Stoccolma); ma anche per lei, la protagonista: giornalista e mamma e moglie in crisi, una donna come tante, come noi, con il problema della cena da preparare e del vino bianco che abbiamo dimenticato di mettere in frigo; con l'ansia delle cose non dette, e della crisi di pianto per tutto quello che non si riesce ad affrontare nella vita. Non simpatica: ogni tanto viene voglia di scrollarla. Ma del resto, noi ci stiamo sempre simpatiche? Ora, a proposito di thriller che arrivano dal Nord, mi rimane anche l'ultimo della trilogia Larsson e di Lisbeth, la ragazza tatuata. Forse con il jet lag è il momento giusto. (Solo un piccolo errore nel thriller della Marklund, che mi ha colpito visto che amo le storie delle - poche - pittrici che abbiamo: nel giallo compare, a un certo punto, un quadro che ritrae Beatrice Cenci; nelle note la Marklund dice che è in effetti a Roma, nella Galleria Barberini, non si sa se opera di Guido Reni o "di sua figlia Elisabetta Sirani"... Elisabetta Sirani fu una pittrice bolognese molto nota nel Seicento, morta ad appena 27 anni, forse avvelenata, che mi è sempre piaciuta perché firmava i suoi dipinti scrivendo il suo nome sui bottoni degli abiti dei suoi personaggi. Non era però figlia di Guido Reni, bensì di un pittore suo allievo. All'epoca del resto le donne diventavano artiste solo se figlie di un pittore, come Artemisia Gentileschi; era ancora un mestiere quasi proibito. Mi ha fatto piacere ritrovarla, e raccontarvela: un piccolo omaggio alla ragazza che scriveva il suo nome sui bottoni o sulle scollature...).

Ali stropicciata | Lunedi, 4° gennaio 2010 @9:29

Ciao Lisa e buon 2010 a te e a tutte/i.
Anch'io sto leggendo Il testamento di Nobel. E nel frattempo ho anche letto La migliore amica e La madre perfetta, bello il primo un pò meno il secondo.
a presto

Lila | Domenica, 3° gennaio 2010 @19:45

I nuovi orizzonti (colorati) che mi augurasti tu cara Lisa e spero che per il nuovo anno molte/i di voi possano passarlo serenamente. Per quanto riguarda le letture sono un pò ferma. Mi dovrò dare una sgrullata di tutto il 2009.

Lisa Corva

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.

Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...

E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.

Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.