I miei primi jeans.

Sabato, 25° luglio 2009 @20:19

Lo so, vi avevo promesso la lista dei libri da leggere quest'estate. Ma visto che mi chiedete cos'ho fatto in questi mesi di forzata assenza dal blog, ecco una (prima) risposta: mi sono comprata i miei primi jeans. E questo è il Corva-racconto dell'evento, pubblicato su Grazia.

Quest’anno mi sono comprata i miei primi jeans. Sì, avete letto bene: non i miei primi jeans skinny, o strappati, o baggy e sformati. No, proprio i miei primi jeans e basta. Dite che forse sono un po’ in ritardo? Che i primi jeans vanno comprati a 14 anni, non a 44, e già allora non è più un evento? Forse. Ma è anche vero che in quest’adolescenza reloaded, in cui tutti ci sentiamo un po’ teenager per sempre, giochiamo con Facebook e mandiamo sms con le faccine ogni cinque minuti, ho capito improvvisamente che era arrivato il momento. Ero, finalmente, pronta: ad indossarli.
Il problema è: quali? Questa almeno è la domanda che mi sono fatta quando, nella boutique parigina di L’Eclaireur (traduzione: uno dei negozi più cari del pianeta dove mi trovavo a passare, assolutamente per caso, intendiamoci), li ho visti. Loro. I jeans di cui mi sarei innamorata. Li ho toccati ed ho capito che erano loro: così morbidi, leggeri, quando invece il denim mi ha sempre respinto per la sua ruvidezza, e in più con un risvolto romantico, in tela colorata a piccoli disegni… Poi ho visto il cartellino del prezzo e ho vacillato. Che fare? Chiusa in camerino, mi sono comportata da adolescente reloaded quale sono: ho mandato un sms al mio amico fashionista e gay. ("Gays are a girl’s best friends", oggi direbbe, forse, Marilyn Monroe, o comunque si farebbe accompagnare a fare shopping). Risposta, in inglese, perché il mio amico è straniero: "Dark blue, low waist, tight, high heels". Ovvero: blu scuro, vita bassa, stretti, tacchi alti. Mi sono guardata allo specchio. Ho visto esattamente il contrario: jeans di un blu slavato, baggy e per niente attillati, e certamente non da portare con i tacchi, ma piuttosto scalza sulla spiaggia. Quindi? Quindi ho disobbedito. I consigli agli amici (soprattutto se gay) vanno chiesti per poi ignorarli. E sono uscita con il mio primo paio di jeans, i più cari del pianeta. E i più fashion: sono i "boyfriend jeans", quelli che sembrano rubati al fidanzato. Per intenderci, quelli un po’ largotti, con il risvolto in fondo.
Oltre a un amico fashionista e gay, peraltro, ho anche un marito, che vedendo il mio acquisto (a cui avevo prudentemente tolto il cartellino del prezzo), si è limitato a commentare: mi sembrano già un po’ rovinati… Ah, beata maschia ignoranza. Lui non sapeva (non lo sapevo neppure io), che avevo comprato un paio di jeans non solo trendy, ma pure "mutanti". Già. Perché i graffi applicati ad arte, dopo qualche lavaggio, si stanno sfilacciando e trasformando in buchi… Ed io mi ritrovo doppiamente modaiola. Guardate le celebrities del momento, da Kate Beckinsale e Katie Holmes a Jessica Alba: tutte, dico tutte, con i jeans strappati. Che dire? Per certe cose, nella vita, vale la pena di aspettare. Anche per un paio di jeans.

5 commenti
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Mir*** | Mercoledi, 29° luglio 2009 @9:44

a questo punto muoio dalla voglia di sapere quanto sono costati, questi mirabolanti jeans più cari del pianeta!

LISA | Domenica, 26° luglio 2009 @22:47

Bello vedervi riapparire, qui tra il viola e il grigio... Vi leggo con addosso i miei primi jeans!

Alex | Domenica, 26° luglio 2009 @13:28

Ah, a proposito, il tuo blog mi piace molto di più così. Amo il viola e il grigio e assieme stanno bene.

Alex | Domenica, 26° luglio 2009 @13:27

Ciao, Lisa! Come stai? Anche io come vedi sono rimasto assente dal blog, ma per diversi motivi; lavoro, mancanza di un mio computer personale, i soliti cambiamenti dovuti alle riflessioni estive, ecc...ecc... I jeans io li ho sempre indossati, ma abbastanza lisi e sbiaditi e rigorosamente a vita alta! Indosso quelli a vita bassa solo quando gli altri sono da lavare, altrimenti lungi da me! Marilyn stava così bene coi suoi nel film "River of no return" (disgraziatamente tradotto in italiano con "La magnifica preda"); a mio avviso, il film più bello interpretato dalla divina Norma Jean.
Un abbraccio.

Marina | Sabato, 25° luglio 2009 @23:40

Che sorpresa e' ricomparso il tuo blog, e' bellissimo complimenti! Certo l'acquisto dei jeans deve essere stato molto impegnativo, se ti ha preso tanto tempo. Comunque ti capisco anche io non amo i jeans, troppo ruvidi come dici tu, poi mi fanno caldo d' estate e d' inverno mi sanno troppo di non freddo. E poi, diciamola tutta, non e' che mi stanno tanto bene, dato il mio corpo tutt' altro che statutario. Adesso seguo l' ennesima dieta che spero dara' i suoi frutti, e poi si ripensera' forse al jeans. A parte questo che hai fatto? Altre novita'? Io proseguo, mi danno a guardare le nefandezze del mio paese da lontano, e mi preparo a partire. Tra poco le ferie, agognate ferie dopo un periodo di tensione, l' isola, mi aspetta l' isola...baci a tutti

Lisa Corva

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.

Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...

E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.

Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.