Venerdi, 30° ottobre 2009 @8:13
"Lettera come un modo ultraterreno di comunicazione, meno perfetto del sogno, ma regolato dalle stesse leggi. Né lettera né sogno vengono a comando: si sogna e si scrive non quando noi ne abbiamo voglia, ma quando ha voglia: la lettera - di essere scritta; il sogno – di apparirci".
(Marina Cvetaeva)
Per questo ti scrivo. Per questo sono così contenta quando ti sogno. Quando, nel sogno, mi appari.
(Così scrisse la poetessa russa Marina Cvetaeva a Pasternak, nel 1922. La frase che ho scelto per il Buongiorno di City del 30 ottobre è tratta da un epistolario a tre - tra la Cvetaeva, Rilke e Pasternak - che ormai ben conoscete, visto quanto lo sto saccheggiando: "Il settimo sogno", Editori Riuniti)
Nina | Martedi, 25° maggio 2010 @17:49
Ciao Lisa ! Per gli amici sono Nina e ti scrivo da Perugia. Per purissimo caso ho trovato il tuo Libro " Glam Cheap : una vita in offerta speciale " e ho iniziato a leggerlo. Mi ha appassionato molto perché mi sono immedesimata nella protagonista non solo per capire come si può arrivare a fine mese con stipendi da fame, anche acosto di vendere i tuoi oggetti più cari e pieni di ricordi, ma anche perché io lavoravo in un ufficio stmpa e sono stata licenziata da una di quelle " Tacchettine " di cui parli nel libro. Io non voglio rinunciare al giornalismo ma non so come fare. Sapresti consigliarmi ? A Presto.
LISA | Lunedi, 2° novembre 2009 @7:44
GIORGIA: ex aspirante, ora mamma delle gemelline. Non sai che piacere mi fa vedere che sei sempre qui con noi, anche stanchissima, anche con doppio biberon. Ti abbraccio. PATRIZIA STAZIONE ROGERS: fatalità, Via Katalin, il libro credo più triste della Szabò, parla (anche) di questo: di chi non c'è più, di chi vorremmo tornasse, di quello che poteva essere e non è stato. Via Katalin è una via a Budapest; sono due case, due famiglie, è lo scoppio della guerra, è l'amore che non torna. Troppo dolore, troppo rimpianto. Leggi Elizabeth von Arnim!
giorgia | Lunedi, 2° novembre 2009 @:3
Ciao cara Lisa, non ho più il tempo di sprofondare nella lettura, mi piaceva tanto immergermi in un bel libro come in una vasca d'acqua calda, profumata di schiuma alla vaniglia, nelle fredde sere invernali.
Ma preferisco così, è ovvio... Ho dato l'ultima poppata della giornata alle bimbe, le ho messe a nanna, ho riordinato la cucina e messo i biberon a sterilizzare. E prima di andare a letto passo a farti un saluto, e leggere ciò che tu hai scelto per me, per noi. Te ne sono grata
Patrizia Rogers | Domenica, 1° novembre 2009 @22:04
No, non sono andata ancora a vedere la mostra di Petrus, spero nei prossimi giorni. Fatalità, oggi ho acquistato "Via Katalin", stasera prima di addormentarmi lo inauguro. Da psicologa-quasi psicoterapeuta (un paio di mesi), posso dire che si sogna sempre, ma l'inconscio è dotato di un ottimo guardiano. Ho notato che molte volte le persone che iniziano una terapia non sono in grado di ricordare alcun sogno, poi man mano che si prosegue comincia a emergere qualcosa, in genere di pregnante: quindi non ci si deve sentire in colpa o sbagliati se non si sogna, magari qualcuno che non c'è più, dipende dalle difese che ognuno di noi adotta, e da come si è in grado di affrontare la situazione. La caratteristica che mi ha sempre affascinato del sogno è il momento del risveglio: magari ancora con gli occhi chiusi si cerca di ripeterlo mentalmente per fissarlo, ma sembra sciogliersi in pochi istanti come neve al sole, le immagini scivolano via e per quanto ci si sforzi non si riesce a ricordarle più. Come un'altra vita della quale non siamo a conoscenza, e gioca a nascondino con noi.
LISA | Domenica, 1° novembre 2009 @21:09
Per PATRIZIA STAZIONE ROGERS: che bello che anche tu stia leggendo Magda Szabò, la scrittrice ungherese che ho consigliato spesso qui sul blog... La ballata di Iza è la storia di un corpo a corpo madre e figlia, del passaggio dalla campagna alla città degli anni Sessanta. Duro. Bello. Non fa sconti la Szabò, come in La porta. Io ho letto anche Via Katalin, struggente, forse troppo! Ma tu, invece della passeggiata struggente sul Molo Audace, sei andata a vedere i quadri di Petrus in Pescheria? A Trieste fino al 29 novembre. Poi dimmi cosa ne pensi! ANNALISA FARMACISTA: perché non sogniamo, a volte, le persone che non ci sono più, e che vorremmo tornassero, almeno in sogno? Io non so rispondere, Annalisa. Forse le risposte le hanno solo gli psicanalisti. E i poeti. CARRIE: Laura, la Sex and the City dipendente, amica di Emma e di Stella, se non sbaglio dovrebbe essere appena diventata mamma... Non più aspirante, ma finalmente mamma. Quanto a Tolstoj, anch'io ho letto Guerra e Pace la prima volta a quindici anni, ma ricordo solo la scena di Nataša che guarda la luna e sogna, sogna l'amore. Forse sarebbe il caso di rileggerlo? A questo, in fondo, servono i classici!
giuseppe | Sabato, 31° ottobre 2009 @18:33
belle le parole della Valduga.
penso di non disturbare più questo bellissimo sito.
esiste però un poeta cos' ineludibilmente0 presente nel proprio tempo...quasifa far paura.
una specie di Peter Pan estremista e sensibile condannato vita naturaldurante a vivere tutti i i misteri d'italia
vedi blog
7°sogno | Venerdi, 30° ottobre 2009 @21:05
l'ho letta stamattina sul city.
Prendere quel giornale è sempre 1 lotta....oggi è stata 1 conquista e ne è davvero valsa la pena...
ottima scelta..!
Per Te Lisa | Venerdi, 30° ottobre 2009 @19:20
Mucchi di mondi,grappoli di stelle..
Sfoggio di universo mica per noi..
Siamo vicini..pelle contro pelle..
e poi,mia vita,salvati se puoi!
Cara Lisa ,questa piccola poesia è della Patrizia Valduga.
E' stata per me una folgorazione.
Le sue parole sono dardi infuocati.
Per quanto si cerchi di evitarle, pure trafiggono:il cuore-il corpo-l'anima
Un abbraccio adolfo daniado@gmail.com
Carrie | Venerdi, 30° ottobre 2009 @18:45
Lisa, qualche riga solo per dirti che Carrie viene sì da Sex&theCity(sono una fan scatenata, dov'è finita la pink che si firmava Laura-la-sex&the-city-dipendente?), ma è anche il nick name (vero) che ho avuto in una mia permanenza all'estero, in un paese di lingua inglese (anche) e che ho adottato perchè altrimenti il mio complicato nome italiano risultava un pò ostico.
Quanto ai libri consigliati al mio capo, lui era deciso ad affronatre Tolstoj: poichè evidentemente Guerra&pace o Anna Karenina erano impensabili (non potevo certo dirgli che il li avevo letti tra i 14 ed 15 anni), ha scelto La morte di Ivan Ilic, che è un libro piccolo, ma denso, risultato, non ne abbiamo parlato più.
Beh, come diceva qualcuno: ai posteri l'ardua sentenza.
Miriam | Venerdi, 30° ottobre 2009 @18:38
Cara Lisa e cara Andrea,
rimando alla settimana prossima qualche commento e ricodo su Budapest, che volentieri condividerò con voi, per intanto, a tutte buon w-end!
Maurizio | Venerdi, 30° ottobre 2009 @17:34
Lisa, ogni mattina prendo City all'ingresso della metropolitana. Giusto il tempo di timbrare, scendere a destra della scala mobile, ovviamente, mai sia stare a sinistra, sempre di corsa, con quello che dietro ti vuole superare.Perchè le scale mobili non le fanno a 3 corsie, e bene, giusto il tempo di dispiegare City, mi imbatto, tra le ventate, quasi gelide dell'autunno inoltrato che filtra dai soffitti, nella copertina e ... ti leggo, sul ciglio della banchina della metro, prima che il treno passi a falciare quello che trova davanti. Un pugno di mosche, ogni volta.Ma il sabato e la domenica, City, non esce? Allora ho un appuntamento con il mio destino. EVA TREMILA, ciao ti saluto mia salvatrice.
danielle | Venerdi, 30° ottobre 2009 @12:19
oggi è il compleanno del mio grande amore.. AUGURI MAURO.. questo buongiorno è proprio perfetto per lui.. grazie Lisa perchè riesci sempre a scegliere le frasi giuste..
Annalisa farmacista | Venerdi, 30° ottobre 2009 @11:12
Per Carrie. RD2T6 in realtà sono io.Non so perchè è venuto fuori così. Scusami non volevo farmi i fatti tuoi, ma quell'accenno di rimpianto nel tuo messaggio mi faceva male. Se però il consorte ritieni sia il tuo destino bè allora hai fatto la SCELTA giusta. Anzi la sola che ci fosse. Io ho per tanto atteso che un altro ragazzo fosse il mio destino ma lo è stato. Lo è diventato invece il Consorte e dal primo momento che l'ho visto non c'è stato altro. E pensare al tempo buttato prima mi fa dispiacere ancora adesso. Almeno in questo ambito non credo si debbano avere dubbi: io mi sentirei malissimo se sapessi che chi ho accanto ha dei rimpianti o dei dubbi su un'altra scelta. Tutto qui. A proposito di sogni: perchè dopo una perdita, un lutto alcuni sognano chi se n'è andato e altri no? Mi sono sempre fatta questa domanda. Chi non sogna ha in qualche modo risolto il lutto o il contrario? Mi ci ha fatto pensare la mia vicina di casa, giovane mamma che ha perso il figlio nemmeno ventenne. Lei non l'ha mai sognato mentre i nonni si. E avrebbe tanto voluto, ma non arrivava. Le auguro che arrivi a farle una carezza.
patrizia rogers | Venerdi, 30° ottobre 2009 @8:55
Come sempre belle parole, propiziatorie per un buon fine settimana, nonostante il momento non sia esattamente dei migliori. Ora non l'ho sottomano ma sto leggendo "La ballata di Iza", dell'ungherese Magda Szabò, ieri in attesa dal medico l'ho quasi finito e mi sono fermata su una frase che, mi son detta, starebbe bene su questo blog. Comunque è una scrittrice che consiglio (oltre a questo ho letto "La porta"), è bravissima nell'indagare e descrivere le relazioni tra le persone, soprattutto per tutto quello che tra due persone esiste e non passa attraverso le parole, ma per canali sotterranei e misteriosi. Buona giornata a Lisa e a tutti voi. (p.s. oggi è una giornata da tramonto sul moto, impossibile evitare anche se il cuore ancora fa male per tutti i tramonti visti insieme da lì)
Giovedi, 29° ottobre 2009 @8:24
"Poi, quando la primalba aveva rischiarato la camera, s’era rialzata sul gomito per guardare Giovanni che dormiva: nel tenue chiarore il viso bruno di lui si distingueva appena, ed ella lo contemplava come un paesaggio amato nell’infanzia dal quale dovesse staccarsi per sempre".
(Alba de Céspedes)
Il tuo viso: le strade, la città da cui non riesco a staccarmi. Non voglio sentirmi esule da te. Eppure devo andare, vero? Mi aspettano, lo so, altri paesaggi; altri confini.
Primalba. Una bellissima parola, desueta, dimenticata; una parola che non si usa più. Provate a pronunciarla. Sentite anche voi? E’ uno dei piaceri che provo nel leggere scrittori italiani dimenticati; il piacere di sentire rotolare le parole in bocca, come vecchie mentine colorate, come le caramelle che tenevano nella borsetta le nonne. La frase è tratta da un racconto di Alba de Céspedes scritto alla fine degli anni Quaranta, che si intitola "La sposa"; fa parte della raccolta "Invito a pranzo". Questi i dettagli. Ora la storia.
Alba de Céspedes scrisse, alla fine degli anni Trenta, un romanzo strepitoso, anzi due. "Nessuno torna indietro" e "Quaderno proibito", che diventò uno sceneggiato televisivo nel 1980 con Lea Massari, magari qualcuna di voi se lo ricorda… Anni dopo, per caso, o forse non per caso – sono convinta che certi libri ci aspettano, aspettano proprio noi – ho letto prima "Quaderno proibito", storia di una donna, sposata, madre di figli già grandi, che inizia a tenere un diario, nascosto nella cesta della biancheria: il quaderno proibito, appunto. E poi "Nessuno torna indietro", otto ragazze in un collegio a Roma negli anni Trenta, quasi un Sex and the City in epoca fascista. Pagine straordinarie. Libri ahimé dimenticati, anche se Alba de Céspedes all’epoca era molto amata. E poco tempo fa, a Roma, passando davanti a una piccola libreria di libri usati che si chiama "Libri necessari", sono entrata: ero con un’amica, e Alba ci aspettava. Abbiamo trovato "Nessuno torna indietro", con una bellissima edizione degli anni Quaranta, e "Quaderno proibito", per lei. "Invito a pranzo" e un altro romanzo per me, nelle vecchie edizioni Medusa, con la Medusa verde e dardeggiante in copertina. Alba ci aspettava, dunque... Ne riparleremo ancora. Intanto, vi lascio con Alba. E la primalba.
33giri | Venerdi, 18° dicembre 2009 @:51
Giovanni..io vadola vita mi aspetta..
elisabetta liguori | Domenica, 1° novembre 2009 @15:58
mia madre, sì, da mia madre ci sono ancora un po' di libri necessari. Miei suoi non si sa. Nella sua libreria con le ante di vetro credo che ci sia anche " quaderno proibito" e adesso mi è diventato urgente andare a sbirciare. Ma tu guarda, 'ste donne!
Andrea Rényi | Venerdi, 30° ottobre 2009 @9:20
Cara Miriam,
sono felicissima che il libro ti sia piaciuto! Grazie per la bella notizia!
Szia!
LISA | Venerdi, 30° ottobre 2009 @8:10
Per MIRIAMROSAGIALLA: che bello che tu sia andata a Budapest leggendo Non davanti ai bambini, di Nyerges, il bel romanzo tradotto da Andrea Rényi (di Budapest e del libro parliamo anche nel post del 3 settembre; per leggerlo basta cliccare in alto a sinistra, su archivio). Racconta, racconta delle strade di Budapest e del Danubio... VIV: non ti dimentico. Ho parlato di te proprio ieri, in un'intervista che mi hanno fatto a Radio Montecarlo (e che andrà in onda domenica mattina, verso le nove). Ho parlato di te, di voi, delle strade dove ci porta la poesia. CARRIE: ma il tuo nickname viene da Carrie Bradshaw, ovvero Sex and the City? Due cose da chiederti. Uno: ma al capo in cerca di libri necessari tu cos'hai consigliato? Due: a proposito di amori e altri destini, non hai mai visto Sliding Doors,il film del 1998 con una fantastica Gwyneth Paltrow?
Miriam | Giovedi, 29° ottobre 2009 @18:32
Ciao, Andrea, sono anadata a Budapest, nel frattempo, ed ho letto, prima, con commozione il libro da te tradotto "Non davanti ai bambini"...fiumi di parole, servirebbero, ti dico solo grazie, ti verrò a trovare sul tuo sito.
SI YA! se si dice così, in ungherese...
Andrea Rényi | Giovedi, 29° ottobre 2009 @17:46
Una pagina straordinaria, una scrittrice dimenticata. Grazie, Lisa, per averla ricordata!
Viv | Giovedi, 29° ottobre 2009 @17:21
Lo facevo spesso di osservarlo nel buio ed ogni volta pregavo che mi fosse concesso di amarlo per sempre. Adesso come farò a staccarmi dalle strade che percorrevamo insieme? La mia città è abitata dal suo fantasma, dal fantasma del nostro amore ed un altro orizzonte non è possibile...
Cara Lisa che continua a parlare di noi, grazie!
giuseppe | Giovedi, 29° ottobre 2009 @17:19
sto ascoltando una canzone di Elton Jhon intima melodica planetaria all'internetpoint.
penso anche alle parole che mi si scrive sul mio blog www.giuseppecesaropoeta.splinder.com
ma anche alle parole che leggo su questo blog non mio
sono bellisme-e fragili come l'esistenza.forse un giorno dovrò chiedere perdono per questo mio vivere da sempre 'ai margini'ad ascoltare il canto e il pianto del mondo.
Carrie | Giovedi, 29° ottobre 2009 @11:51
Per RD2T6:
Ciao, non so chi tu sia, ma ti rispondo: sorry, ma non hai capito: mio marito e' convinto che io sia a lui destinata, e lo credo anch'io. L'laltra persona di cui ho parlato ieri, con tenerezza, era...come dire...L'ALTRO DESTINO, quello che avrei potuto avere se, come hai detto tu, avessi effettuato un altra SCELTA.
Carrie | Giovedi, 29° ottobre 2009 @11:46
Cara Lisa, che bella una libreria di libri usati chiamata "Libri necessari"...mi viene in mente un episodio, di tanto tempo fa, quando al lavoro ero alle prime armi, ed il mio capo (di allora ed anche attuale) è entrato nella mia stanza, per la prima volta con atteggiamneto gentile, per non dire quasi modesto, tenendo in mano un elenco dei 50 librri che tutti dovremmo avere letto - o qualcosa di simile - e lui, che già era un professionista affermato e pieno di "grano" (come a volte si dice), ma privo di ...altro, mi chiese cosa gli consigliavo, così tanto per incominciare...questo, o meglio, ANCHE questo è il mondo in cui viviamo (poi ci sono quelli come noi che ancora adorano i libri e i versi che tu, Lisa, ogni mattina scegli per noi- e grazie anche per il messaggio di ieri).
Mercoledi, 28° ottobre 2009 @8:38
"Gli presi una mano e dissi la frase di tutte le donne che cercano di essere tenere: mi piacciono le vostre mani".
(Simone de Beauvoir)
Le tue mani. Mi piacciono le tue mani, sai? Mi piacciono quando guidi e ti sfioro. Quando, faccia a faccia al ristorante, intreccio, solo per un attimo, la tua alla mia. Ma soprattutto mi piacciono quando mi accarezzano; quando mi stringono forte a te. Per questo sono fatte, credo, le tue mani.
(Ancora una frase di Simone de Beauvoir: lei, la grande femminista, la compagna di Sartre, la donna che ci ha regalato "Il secondo sesso" e "Memorie d’una ragazza perbene". Questa frase, però, è tratta dalle sue pagine che ho amato di più: un capitolo de "I mandarini" che è come un romanzo dentro un romanzo, la sua storia d’amore con lo scrittore americano Nelson Algren)
lucilla | Lunedi, 2° novembre 2009 @17:55
Anche io osservavo le sue mani di sottecchi, a distanza. Erano e sono ancora belle, sembravano tessere fili invisibili.
RD2T6 | Giovedi, 29° ottobre 2009 @11:42
no no no.Il tradimento anche solo col pensiero non lo accetto. Non esiste ciò che ci era destinato, esiste quello che scegliamo. E cara Carrie pensa per un attimo di essere tu colei che non era destinata al consorte. Prova a metterti nei suoi panni: stare accanto ad una persona che non ti ritiene il tuo destino, ma un incidente di percorso e che vive di "ah se fosse stato". Perchè pensiamo sempre solo a noi stessi?
LISA | Giovedi, 29° ottobre 2009 @8:22
L'amore che ci accarezza, a volte, è l'amore sognato.
anonima | Mercoledi, 28° ottobre 2009 @22:08
Per Carrie:perche fare tante domande,goditi la tenerezza dei suoi sguardi teneri,e sogni un amore tutta per te,anche se solo di sguardi languidi.In questo mondo frenetico abbiamo bisogno anche di questo,di qualcosa che ci fa sentire bene,di una ragione per essere meno traumatico l'uscire da casa per andare a lavorare e affrontare la giornata
Carrie | Mercoledi, 28° ottobre 2009 @18:53
Le tue mani sono quelle che non mi hanno ancora toccato, ma che io ho osservato essere belle, mentre mi sorridevi, come ogni volta che ci incontriamo, ora, come anni fa, allora senza nemmeno conoscere i nostri nomi. E non importa se ora, dopo tanti anni, so come ti chiami, ed il "caso" ha voluto che svolgessi il mio stesso lavoro, ed ora anche solo un piano sotto il mio....non importa che ora siamo entrambi sposati, perchè io SO che tu eri a me destinato, come io a te, ma entrambi continuiamo a tacere e le nostre coccole sono fatte di sguardi dolci e languidi e tsorrisi...è possibile un amore così in questa società frenetica? E' amore tutto questo? forse solo nstalgia dell'amore che avrebbe potuto essere, non lo so, ma so che sono ancora avvolta dalla tenerezza del tuo sguardo e del tuo sorriso di stamattina...
Martedi, 27° ottobre 2009 @8:35
"Si era sempre ricordato, anche nel pieno della sua vita, di quel bosco, del prato, dello stagno che bisognava aggirare e del sentiero con la menta, le lepri e, in fondo, quel punto così speciale, silenzioso e soffuso di una calma che profumava di pane: un poggio dal quale si vedeva il verde oltre il fiume, la discesa ombrosa fino alla riva, un canneto, una vecchia barca, il luccichio e l’oscurità dell’acqua".
(Nina Berberova).
Un luogo del cuore: qual è il tuo?
(La frase di oggi è tratta da un racconto della scrittrice russa Nina Berberova, dalla raccolta "Dove non si parla d’amore", Adelphi. Mentre io, per l’ennesima volta, ho prestato/regalato quello che della Berberova è un vero gioiello, "Il giunco mormorante", sempre Adelphi. Un lungo racconto sull’amore e la libertà).
Quel luogo "speciale, silenzioso e soffuso di una calma che profumava di pane", scrive la Berberova. E dunque, la parola di oggi è: silenzio. Una parola e un blog: quello di una cara amica, che da oggi, dopo aver indagato e studiato il paradosso del silenzio in un libro e in un convegno, ha lanciato (silenziosamente) una pagina web. In questa società rumorosa, in una vita circondata da chiasso, ascoltate anche voi il silenzio:
http://blog.ascoltareilsilenzio.org/
silenzio | Mercoledi, 28° ottobre 2009 @21:26
Parlate di ascoltare il silenzio mentre subisco il silenzio pesante in mezzo alla gente chiacchierone, essendo sorda.
Ma capisco cosa vuole dire questo, è come guardare il silenzio, per esempio, la passeggiata al molo, la brezza leggera, il mare ondulante che sento il benessere mentale. Per questo preferisco i luoghi silenziosi alle piazze chiassose che mi fanno sentire piu sola.
Ogni volta leggo i buongiorno poetici spesso corrispondanti allo mio stato di anima.
soffii muti
silenceblog | Mercoledi, 28° ottobre 2009 @20:10
la cara amica rompe il silenzio, con un fragoroso grazie
Micheline | Mercoledi, 28° ottobre 2009 @8:50
"la musica del silenzio" è uno dei miei libri preferiti...e a me piace il silenzio.Il silenzio rotto dai suoni della natura,cinguettio degli uccelli,la risacca del mare,il fruscio delle fronde degli alberi mossi da una brezza leggera,il belare delle caprette o il chiocciare delle galline orgogliose dei loro ovetti.Le cicale in estate,i grilli e le piante,si anche loro parlano,ma siccome c'è troppo rumore intorno non riusciamo a sentirle.Che fortuna chi riesce ad ascoltare il silenzio!
LISA | Mercoledi, 28° ottobre 2009 @8:37
Sul Molo Audace a guardare il mare, la pioggia sul tetto, in cucina al mattino quando la casa è ancora immobile, o di sera, mangiando castagne, mentre fuori si alza la nebbia. Bello leggere i vostri silenziosi luoghi del cuore.
Simona | Martedi, 27° ottobre 2009 @20:21
Martina delle Martine! Ma quanti strafalcioni nel mio post. Dato il mestiere che sbrigo ci tenevo a precisare che erano errori di battitura, ovvio. E concordo con l'ottavo commento: é vero, il silenzio è d'oro perchè aiuta a guardarci dentro e a comprendere meglio cosa vogliamo, le nostre emozioni, i nostri sentimenti. Il problema semmai è trovare un po' di tempo per ascoltarci. Invece sull'attualità italiana infarcita di polemiche, urla, litigi vorrei davvero che calasse il silenzio.
Naomi | Martedi, 27° ottobre 2009 @20:06
si..tutti abbiamo bisogno di silenzio....per capirci...per poter analizzare minuziosamente noi stessi!!!!...per far si che questa vita non sia solo una "corsa"..per raggiungere obiettivi!
aferdita | Martedi, 27° ottobre 2009 @19:53
Per dolcissima Lila:Ti vorrei salutare con una frase di Jim Morrison(che lo fato diventare mia),che dice:sorridi sempre,perche nessuno e cosi importante da toglierti il sorriso.Ti auguro di tornare il più presto fra di noi,e di trovare la voglia e la forza di sorridere sempre.Ci mancano le tue poesie,torni presto!
aferdita | Martedi, 27° ottobre 2009 @19:44
Il mio posto del cuore e rimasto solo nella mia memoria perche e trasformato,non esiste più.E stato un balcone coperto della mia casa dove sono nata e vissuta per 19anni.Li era il mio rifugio. Appena il tempo permetteva mi trasferivo li per studiare e leggere.C'era una pace che lo sogno ancora.Il momento più bello era ovviamente la primavera,chiudevo i occhi e sentivo il rumore delle api che visitavano il ciliegio fiorito.Ma mi piaceva anche quando pioveva,perche non ero costretta a entrare a casa.La melodia delle gocciole sulle tegole mi rilassava.Se stavo leggendo anche un bel libro era proprio il massimo. Mi dispiace che non ce più,ma non mi rattristo,perche ce lo dentro di me ovunque sto,mi basta un profumo,una melodia,per risvegliare tutto
Grazie Lisa,che anche tu,con le tue frasi o poesie,risvegli in noi bellissimi ricordi e sensazioni.
giuseppe | Martedi, 27° ottobre 2009 @18:06
silenzio....ma leggere anche arlecchino servitore di due padroni
www.giuseppecesaropoeta.splinder.com
auguri ad ascoltare il silenzio.appena posso leggerò qualche pagina
saluti-ci sono poeti 'sommersi' più importanti di quelli televisivi o del festival di mantova.comunque sinceri auguri-forse non bisognerebbe prendersi troppo sul serio
adriano | Martedi, 27° ottobre 2009 @14:56
per me e' il mare. il mare vicino a quel molo di Lisa e Patrizia, il mare perduto dei miei genitori o il mare calabrese delle mie vacanze.
o il mare sognato che ancora non ho mai visto
Simona | Martedi, 27° ottobre 2009 @14:06
Un po' di silenzio, finalmente! A chi lo dici, Lisa. Qua in campagna si dorme bene, ma ho impiegato un po' ad abituarmici dato che ho sempre vissuto in città. I soli rumori possono essere i passeri all'alba. Però per quanto riguarda il lavoro sono messa male. Insegnando alla primaria voi non immaginereste mai quamto rumore ci sia: provate a stare 30 minuti in una mensa scolastica o a farvi un'ora e 30 di intervalo libero. Ci sono categorie lavorative che per non sentire il rumore dei loro strumenti indossano le cuffie, e noi insegnanti? E difatti inizio a sentirci meno. Sordità: malattia professionale dei docenti non riconosciuta. Quando torno a casa desidero il silenzio e un po' ce l'ho dato che sono nullipara e non devo badare a nessun marmocchio dopo essermene già occipata di circa un aventina.....almeno un piccolo vantaggio. Quando torno da scuola non accendo radio nè televisore. Invece al mattino punto la sveglia prima per leggere il giornale facendo colazione (il consorte o è via oppure scende dopo) e allora nella mia cucina, dalle 6.40 alle 7.40 ho tutto il silenzio che voglio e che mi ricarica prima di andare in guerra con i miei mocciosetti. E quando vado a Milano faccio fatica a sopportare il caos cittadino e cerco vie defilate meno trafficate. Infine i ristoranti: spesso mi sembra di essere di nuovo alla refezione scolastica. Saluti a tutti.
Annalisa farmacista | Martedi, 27° ottobre 2009 @9:37
Tornata dal romantico coniugale per festeggiare l'anniversario di matrimonio. Tutto bello, romantico e "lento". Avevo bisogno di lentezza dato che le mie giornate non lo sono affatto. Corro sempre, da un lavoro all'altro, da un laboratorio all'altro per tentare di fare ricerca. Corro a casa per fare tutto quello che si deve senza chiedere aiuti. Corro a fare la spesa per preparare tutto quello che più mi piace. Qualche giorno di lentezza servita e riverita è stato fantastico. Grazie Consorte. A pensarci bene l'unico momento di lentezza che mi concedo durante la giornata è la lettura della poesia di City. E per questo la giornata si riempie di parole, che mi piacciono tanto. Soprattutto in autunno mangiando castagne, cucinando quando fuori scende la prima nebbia.
patrizia rogers | Martedi, 27° ottobre 2009 @8:48
Il mio luogo del cuore è quel molo che conosci bene anche tu, davanti alla piazza. Ci sono andata migliaia di volte, con la pioggia, il vento, il sole a picco, la nebbia... ora latito da alcuni giorni, ci andavo sempre con "lui" che ora non c'è più e ho bisogno di un po' di tempo, altrimenti il dolore dell'assenza si fa più forte.
Penso che sia la mia "no man's land", quando c'è poca gente e da sola arrivo in fondo, immersa nei miei pensieri... e posso guardare lontano, altrove.
Lunedi, 26° ottobre 2009 @8:34
"Noah dice che questo è
un errore dei depressi, identificarsi
con un albero, mentre il cuore felice vaga nel giardino come una foglia cadente, figura
di una parte, non del tutto".
(Louise Glück)
Piaceri d’autunno. Cammino tra le foglie secche per terra, adoro il fruscìo che fanno. E così mi sento: una foglia leggera, un cuore leggero, mentre – anche solo nell’attimo in cui cado – sono in armonia con tutto.
(I versi di oggi, lunedì 26 ottobre, sono della poetessa americana Louise Glück e sono tratti da "L’iris selvatico", Giano)
Lo shock dell'ora legale. Come sono più corte e più fredde le giornate, e quanto prima arriva, il buio. Eppure, mentre camminavo facendo fruscìare le foglie secche per strada, mi sono improvvisamente sentita felice. Pensando ai ritrovati piaceri dell’autunno. Il piacere della morbidezza: tirare fuori dai cassetti i maglioni di cachemire, i calzoni di velluto, risentirli sulla pelle. Il piumone sul letto. L’arancione morbido dei cachi (io adoro anche il gelato, di cachi). Le castagne calde nel cartoccio per strada, ma soprattutto i marron glacé (e visto che ci siamo, anche il gelato di castagne). Il tè bollente in una bella tazza, bella anche da tenere in mano: com’è importante, nella vita, una bella tazza che ci aspetta a casa? Una delle mie preferite è il regalo di un'amica e ha delle rose rosse dipinte sul bordo. E il fuoco nel camino (nel mio altrove, tra poco è il momento di accendere il fuoco – non che io sia capace, ma è anche per questo che ci si sposa, giusto? Per avere qualcuno che sa accendere il fuoco per te).
LISA | Domenica, 15° novembre 2009 @12:58
Grazie, LUCILLA. Adesso non ti rimane che incontrare - spero - Emma e Stella!
lucilla | Domenica, 15° novembre 2009 @9:21
Ho sentito la tua intervista a radio Monte Carlo e il tuo lavoro mi è sembrato subito interessantissimo! il blog mi piace molto, gli spunti sono veramente affascinanti...
LISA | Giovedi, 5° novembre 2009 @8:04
La campagna toscana intorno a Siena... Che meraviglia, LUCILLA. E come sei capitata qui? Amica di Emma, di Stella? O hai incontrato da qualche parte le schegge di poesia?
lucilla | Martedi, 3° novembre 2009 @21:58
E' vero...l'autunno è la stagione che più mi porto nel cuore, anche per tanti bei ricordi...Scrivo da un piccolo paese della provincia di Siena, abbastanza in campagna da avere moltissimi camini accesi la sera!
LISA | Martedi, 3° novembre 2009 @9:27
E' vero, Lucilla, è bellissimo camminare verso sera, vedere le luci che si accendono nel buio; sapere che una casa calda ci aspetta. Ma da dove mi scrivi, dove si accendono i tuoi camini? Sicuramente non a Milano...
lucilla | Lunedi, 2° novembre 2009 @18:03
L' autunno è la mia stagione preferita, le giornate più corte mi aiutano a meditare, a raccogliermi in me stessa. Passeggiare per le strade punteggiate dalle luci dei negozi e delle case e sentire l' odore del fumo dei camini...
LISA | Domenica, 1° novembre 2009 @18:03
Certo che ci credo, AMMIRATORE DISTRATTO. Ma dimmi, la metropolitana è quella di Milano o di Roma?
ammiratore distratto | Sabato, 31° ottobre 2009 @13:50
Ciao lisa è molto improbabile che mi risponderai ero solo ansioso di dirti che andando a lavorare tutti i giorni con la metro, ho un appuntamento quotidiano con le tue scegge di poesie: Non ci crederai ma a volte quelle dolci parole illuminano per un po' una giornata uggiosa , francodemonio@live.it ciao e ..............a domani. Francesco
malu63 | Lunedi, 26° ottobre 2009 @21:24
Autunno???? ditemi dov'è perchè io l'ho perso qui a Roma dove la settimana scorsa c'erano di colpo 10 gradi, per poi averne di nuovo 20 oggi. E cosi difficile capire le stagioni a volte penso che siano come il nostro umore che cambia senza aspettare i tempi. Comunque il caminetto è stato acceso e il suo tepore è sempre invitante, purtroppo come dicevo prima ci siamo trovati catapultati dalle maniche corte ai piumini e quindi quest'anno mi sono persa l'autunno, ma la tua descrizione è sempre perfetta Lisa.
Simona | Lunedi, 26° ottobre 2009 @11:04
Concordo con te, Lisa. L'autunno è bello. Se solo avessi più tempo per gustarmelo......
lettore Gi.Ci. | Lunedi, 26° ottobre 2009 @10:41
A proposito di tè bollente:
Sospesa è la notte
sul fiato lundo dei tuoi baci
che domani mi sveglieranno,
assieme ad una fumante tazza di tè,
con il desiderio di continuare ad amarti
nella penombra di questa pigra stanza.
Ed il cielo si capovolge intorno a noi.
Venerdi, 23° ottobre 2009 @8:29
"Le mie voglie di baci e di parole
sono una stanza molto grande dove
siede assurdamente il cuore. Vale a dire, sopravvive.
Nel taglio delle sue strane correnti".
(Juan Gelman)
Il mio cuore. Cuore indomito, cuore pulsante. In questo mio tumulto del cuore, mentre aspetto, mentre ti aspetto, tutte le finestre sono aperte: entra la luce, entra il vento e sbatte gli scuri. In lontananza, il mare.
(I versi di oggi sono del poeta argentino Juan Gelman e sono tratti dall’antologia "Valer la pena", Guanda)
In lontananza, il mare. O meglio: davanti a me, il mare. Perché questo weekend sarò a Trieste: sabato apre con un cocktail e - temo - molta bora, nel grande spazio della Pescheria (il vecchio mercato del pesce, sulle Rive), una grande mostra di cui mi sento, in qualche modo, parte e complice. Si intitola "Trieste al centro": sono i quadri (bellissimi, posso dirlo?) di Marco Petrus, di cui sono stata prima fan, e poi, con la mia solita insistenza, sono diventata amica. Petrus è un pittore milanese che… dipinge case. Anzi: architetture. La Trieste che racconta e interpreta ("al centro", perché in mostra ci sono anche quadri di Vienna, Budapest, Praga, e Lubiana) è una Trieste di linee e colori. Senza il mare. Ma il mare si sente: è sempre lì, in lontananza. Entra dalle finestre.
La mostra è aperta fino al 29 novembre. Intanto, cliccate qui:
http://www.italianfactory.net/index.php/mostre/in-corso/127-marco-petrus-trieste-al-centro.html
LISA | Lunedi, 26° ottobre 2009 @9:22
Per LILA, sperando che ritrovi presto la forza di guardare l'orizzonte, un regalo speciale: un saluto da piazza Unità, la sera, quando le lucine blu illuminano la piazza. In fondo, il mare. Ed è un regalo anche per tutti quelli (tanti, vedo!), che hanno amato e ameranno Trieste.
francesca | Lunedi, 26° ottobre 2009 @8:21
Ciao Claudia sono la sorella di Lila ti ringrazio di essere stata presente e di aver chiamato Antonella. Credo che in questo momento ha bisogno di voi... A volte il suo stato emotivo la fa sentire una nullità.. e forse per questo che io ho imparato ad anticipare i tempi. Le ho stampato al computer i vostri saluti così che si senta vicino a voi. Credo che le faccia piacere se in questo momento delle amiche le stanno vicina. Un bacione
claudia mdg | Domenica, 25° ottobre 2009 @18:00
Ciao a tutti, oggi ho parlato al telefono con Lila, è stata felice di sapere che avevte avuto tutti un pensiero per lei: per il momento non vede il sito e non legge la posta elettronica, ma continuate a mandarle lo stesso il vostro affetto, quando leggerà le farà sicuramente bene.
giuseppe | Sabato, 24° ottobre 2009 @19:39
deve essere bella trieste
Trieste e la Barcolana 2006 | Venerdi, 23° ottobre 2009 @23:56
La bellezza della piazza centrale... gli scorci di strada.. i raggi di sole sul tuo sorriso, il rincorrersi nei giardini del castello ed infine come per magia quella gigantesca palla di fuoco calare nel mare...
Le case di Trieste | Venerdi, 23° ottobre 2009 @18:25
Trieste cambia la forma dello sguardo. Ho passato una settimana bellissima l'estate scorsa a camminare per le antiche vie ammirando le case, a guardare quel mare, proprio quel mare.
Elena
una vita 'poetica' | Venerdi, 23° ottobre 2009 @17:11
sono un poeta talvolta senza parole anche se scrivo moltissimo-'condannato a una autobiografia' infinita-incapace di venirne fuori un pò per colpa un pò per responsabilità negligenze altrui-
sul mio blog www.giuseppecesaropoeta.splinder.com
pure avendo pubblicato interessanti volumetti cult di poesia.poesie talvolta belle- ma sin dai miei esordi forse con problemi di linguaggio e perfino di 'autenticità'
comunque vivendo l'altrove poetico nella 'naturalità' del pensiero..forse vi ho già rubato molto spazio
aurora!arcobaleno!
voglio sperare ancora!proclamare piogge!
Vento! Nebbia! Rugiada!Cercare colori nuovi!
per stare insieme a voi!-da Altri Sogni 1996
Naomi | Venerdi, 23° ottobre 2009 @12:47
Ci sono stata a Trieste...e vorrei tanto ritornarci....perchè è stupenda!
Giovedi, 22° ottobre 2009 @7:50
"Alla fine ho accettato un’ortensia azzurra. Ho sempre avuto un debole per le ortensie: sono uno dei pochi fiori che rimangono belli anche quando non sono più freschi. Anche quando perdono un po’ di colore, restano intatti. Le ortensie sono fiori scompigliati, ma con una resistenza ammirevole".
(Hilary Belle Walker)
Così mi sento: un fiore scompigliato, bello anche quando è appassito.
(Conosco Hilary Belle Walker, ci siamo incrociate un paio di volte a Milano: è bionda, è giovane, è di San Francisco, di mestiere fa la libraia accanto alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, ama ovviamente i libri e i cappotti rossi e i cani e gli uomini fascinosi di cui innamorarsi e… Ha appena scritto un romanzo, romantico e divertente, incredibilmente in italiano: si intitola "Case altrui", Cairo Editore. Brava Hilary! E’ bello vedere come i "nuovi italiani" si appropriano della lingua, la arricchiscono, la trasformano: una "letteratura migrante")
francesca | Martedi, 6° luglio 2010 @12:21
La citazione è tratta dal libro "Case altrui" ?
La Lucciola | Giovedi, 22° ottobre 2009 @18:48
cara Lisa ti mando quest breve poesia tratta da
"liriche cinesi" a cura di Giorgia Valensin con una prefazione di
"Eugenio Montale".
Si Intitola la Lucciola; trovo che sia molto bella
Un tenue lume scintillando nuota.
Lì volteggia la lucciola
Con ali lievi fragili;
Nelle tenebre luccica
Perchè ha paura di restare ignota.
YU CHE-NAN (558-638 d.C.)
Non capita anche a Te di sentirti,a volte, come una piccola lucciola
che riluce per paura di rimanere ignota?
Eppure quanto è grande il suo coraggio e la sua.. incoscienza.
Un caro saluto a Te adolfo.
Ti ringrazio per i saluti su facebook.
Silvia M. a Lecce | Giovedi, 22° ottobre 2009 @15:59
Un abbraccio alla nostra Lila. Spero tu possa tornare presto fra noi!
novella senza caovilla | Giovedi, 22° ottobre 2009 @9:22
volevo mandare anche io un'abbraccio e un mega mazzo di ortensie virtuali alla nostra amica Lila, torna presto ad allietarci con la tua poesia.
Lunedi, 19° ottobre 2009 @16:14
The City of Your Final Destination è il titolo di un libro, intenso e lieve insieme, di Peter Cameron (in italiano tradotto come "Quella sera dorata", Adelphi) e dell’ultimo film di James Ivory, altrettanto intenso e lieve, tratto dal romanzo (film che ho visto in anteprima!). Ho incontrato lo scrittore Peter Cameron a New York: questa è l’intervista che ho scritto per Il Piccolo di Trieste, racconto del nostro incontro.
Finalmente. Finalmente il poetico, romantico, delicato bestseller di Peter Cameron, "Quella sera dorata", è diventato un film. Ed è stato presentato in anteprima mondiale al Festival del Cinema di Roma: regia di James Ivory, nel cast Charlotte Gainsbourg, Laura Linney e Anthony Hopkins (più Omar Metwally nel ruolo del protagonista, il giovane biografo di origine iraniana). Per adesso, il titolo è ancora quello del libro in originale: "The city of your final destination". Una buona notizia, soprattutto per i fan italiani del romanzo: che, uscito nel 2006, ha avuto più di dieci ristampe. Un piccolo bestseller sentimentale, un passaparola emozionale tra lettori. Io, che ho molto amato i due romanzi di Cameron, sono ancora più emozionata: perché posso parlarne direttamente con lo scrittore, che ho incontrato a casa sua, nel Village, a New York. Non solo, mentre mi prepara un caffè (ottimo, tra l’altro, e in una tazza di finissima porcellana, quasi di scura madreperla), posso anche curiosare tra gli scaffali, tra vecchie prime edizioni di libri, quadri di inizio Novecento, e ovviamente tutte le edizioni internazionali dei suoi romanzi. In bella vista, le copertine Adelphi: oltre a "Quella sera dorata", nel 2007 è uscito "Un giorno questo dolore ti sarà utile", seguito da una raccolta di racconti, "Chi ha paura della matematica". Ambientazioni diverse, e un tratto unico: l’ironica delicatezza con cui Cameron racconta, come mi dirà lui stesso, "lo spaesamento del diventare adulti, del diventare se stessi". Ma torniamo al film. "The city of your final destination", la città della destinazione finale. Di quale città stiamo parlando? Del viaggio in Uruguay, che il giovane protagonista decide d’impulso, per convincere gli eredi dello scrittore di cui si sta occupando a dare l’assenso alla sua biografia?
"In realtà è una frase che mi ha sempre colpito in aereo, quando, poco prima dell’atterraggio, vengono date le istruzioni per i passeggeri in transito o per quelli che sono arrivati alla loro "destinazione finale". L’ho sempre trovata molto poetica. Anche se - o forse proprio perché - la città della destinazione finale è la morte".
Il libro è ambientato in Uruguay. Sono quelli i paesaggi che vedremo nel film?
"No: James Ivory ha scelto, come set, l’Argentina. Tra l’altro, io in Uruguay non sono mai stato. Quando ho cominciato a scrivere il libro, ho pensato: parto. Vado. Poi ho deciso di no. Preferivo l’Uruguay della mia immaginazione".
E’ stato invece sul set del film di Ivory?
"Sì. E spero di poter andare presto sul set di un nuovo film: quello che Roberto Faenza (proprio lui, il regista italiano, quello di "Marianna Ucrìa" e "Sostiene Pereira", tanto per citare i suoi due film più famosi, ndr), dovrebbe girare dal mio secondo romanzo, "Un giorno questo dolore ti sarà utile". Ma sarà, spero, un set decisamente più vicino: il libro è ambientato a Manhattan".
Lei vive a New York da più di vent’anni. E’ questa la città che, forse, è la vera protagonista del secondo romanzo: la storia ironica di un ragazzo che lavora nella galleria d’arte della madre, il suo apprendistato sentimentale… Ma, soprattutto, "Un giorno questo dolore ti sarà utile" è una dichiarazione d’amore per Manhattan?
"Amo New York, certo. Ma non posso fare a meno di sognare altre città".
Non ha mai sognato Trieste?
"Confesso: Trieste è nella mia immaginazione, nei miei sogni, già da molto tempo. Chissà, forse semplicemente mi aspetta. O aspetta che ci ambienti il mio prossimo romanzo".
Potrebbe scriverlo proprio a Trieste, il suo prossimo libro.
"Ho un rapporto talmente privato, interno, con la scrittura, che posso davvero scrivere ovunque. Qui a casa, sul tavolo della cucina. Oppure a un caffè, per esempio da Dean & De Luca (la catena di delicatessen dove, a New York, si va con un libro in mano o con il laptop aperto, quasi come nei vecchi caffè mitteleuropei, ndr). Ma soprattutto nelle "writers’ colony": veri e propri rifugi per scrittori nella campagna americana. Niente Internet, isolamento totale; con la possibilità, la sera, di cenare e chiacchierare con artisti e intellettuali. Ci vado ogni anno: sono la MacDowell e la Yaddo. E lì, anche, che è nato il mio prossimo romanzo".
Questo invece è il Buongiorno che ho scelto per City lunedì 19 ottobre:
"Ed eccola, la tua risposta. E’ strano che di notte non brilli di luce fosforescente".
(Boris Pasternak)
Ed eccola, la tua risposta. Eccolo, il tuo sms. Ho aspettato tanto che arrivasse. Che comparisse, sul video del computer. Del mio telefonino. Adesso, mentre leggo e rileggo, mentre quello che hai scritto si incide nel mio cuore, mi sembra che le tue parole prendano luce: la luce è anche quella della mia lunga attesa.
(La frase di Pasternak è tratta da una sua lettera a Marina Cvetaeva – bè, ormai li conoscete, no? Il libro da cui attingo è sempre "Il settimo sogno", Editori Riuniti, epistolario a tre: Pasternak, Rilke, e la Cvetaeva)
Mentre il Buongiorno del 20 ottobre è:
"Francesco ha un magnifico cappotto e molta fiducia nella vita. Io lo stesso cappotto e la stessa fiducia dell’anno scorso".
(Ennio Flaiano)
Questo è il segreto degli oggetti. La sicurezza degli oggetti. Un paio di scarpe, un cappotto, una borsa. Sono nuovi: ci aspettavano. In vetrina, o sugli scaffali di un negozio. E mentre li proviamo, li compriamo, li portiamo a casa, ci crediamo. E crederemo ogni volta, alle loro promesse di felicità.
(La frase di Flaiano è tratta da "Lettere a Lilli e altri segni", Rosellina Archinto Editore)
Infine, il Buongiorno del 21 ottobre:
"Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano. Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire".
(Banana Yoshimoto)
Qui, dove cucino e mescolo cibo ed emozioni.
(La frase della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto è tratta dal suo romanzo "Kitchen", Feltrinelli)
Malu63 | Giovedi, 22° ottobre 2009 @14:54
Lila,un abbraccio immenso e spero che tu possa ritrovare dentro di te tutta la forza di sperare che c'è sempre un domani, che tu sei unica fantastica e preziosa, sei Lila ti aspettiamo presto le tue pinks.
Ely | Giovedi, 22° ottobre 2009 @8:59
PER LILA: dolcissima, solare Lila, sempre pronta a regalare un sorriso a tutti, ribadisco che noi tutte ti siamo vicine e ti mando un grande abbraccio, che spero ti scaldi un po'. Appena puoi mandaci notizie, baci
LISA | Giovedi, 22° ottobre 2009 @8:00
Per LILA che vive in poesia: rileggendo il post del 22 ottobre, proprio qui sopra, ho pensato a te. Come un'ortensia, scompigliata ma con una resistenza ammirevole. Torna presto. Per ANNALISA FARMACISTA: oltre allo yoga, adoro le marmellate. Piccolo problema: non sono capace di prepararle e mi piacciono solo quelle fatte in casa. Così tormento tutte le indigene cuciniere che conosco, qui nel mio nuovo altrove, sperando che mi arrivi qualche regalo... e, alla fine, qualcosa arriva! Ora ho appena aperto quella di un amico attore, alle prugne e cardamomo (qui nel mio nuovo altrove anche gli attori fanno marmellate. Io mi sento particolarmente inetta). Ma assaggerei così volentieri la tua di ananas e mele!
Patrizia pinki fiorista | Mercoledi, 21° ottobre 2009 @21:03
dolcissima Lila,tante gardenie profumate e tutti i miei pensieri e le mie preghiere per Te.Ti abbraccio fortissimamente Patri
ierardi.v | Mercoledi, 21° ottobre 2009 @19:21
Amo cucinare ... è la mia passione, soprattutto piatti misti, tipo pasta con le verdure oppure linguine allo scoglio, piatti di legumi con tanta cipolla e un pizzico di peperoncino. Adoro la mia cucina adesso di più ... è così nuova.Ciao Lisa
Simona, la Pasionaria | Mercoledi, 21° ottobre 2009 @18:30
Mi unisco ad Anna e alle altre Pinks nella vicinanza a Lila. Pinks romane, infondetele tanto coraggio a uscire dal buio.
claudia mdg | Mercoledi, 21° ottobre 2009 @15:58
Per Francesca: Lila mi ha parlato tanto di te, di quanto le sei vicina. Mi dispiace tantissimo che stia di nuovo male, dalle un grande abbraccio, un abbraccio anche a te. claudia
Annalisa farmacista | Mercoledi, 21° ottobre 2009 @8:50
Vedo che lo yoga dilaga. Bene bene. Io sono un pezzo di legno ma vedo che mi serve per sciogliermi un po'. E poi devo dire che il rilassamento finale è la parte che mi piace di più. Concordo con Banana Yoshimoto: la cucina è il posto che preferisco dove creo e mi rilasso. Quando sono molto nervosa cucino cucino cucino. In particolare una fantastica marmellata di ananas e mele. E poi biscotti, muffin, pizze, ragù, verdure grigliate. Bè non vi è venuta l'acquolina?
viola | Martedi, 20° ottobre 2009 @21:10
Le frasi che scegli mi toccano il cuore.
Grazie.
Ma lo sai che anche per me lo yoga è una passione tanto forte che da tanti anni lo insegno?.
Ciao
LISA | Martedi, 20° ottobre 2009 @15:12
PER ANNALISA FARMACISTA: bello un Romantico Coniugale d'autunno... (Ah: sai che nella mia nuova vita sono decisamente drogata di yoga?).
Annalisa farmacista | Martedi, 20° ottobre 2009 @13:37
Mi riaffaccio per scrivere, mentre per leggere ci sono sempre. Sono stata impegnata con il lavoro ma soprattutto con l'attività fisica che mi sta rendendo quasi una malata dello sport. Mi sono iscritta a yoga, vado a correre, in piscina...insomma vita molto salutare. Questo weekend ci concediamo un romantico coniugale per festeggiare il 5° anno di matrimonio in Umbria. Leggere queste dolci parole mi fa già assaporare i bei momenti.Grazie Lisa come sempre.
Domenica, 18° ottobre 2009 @19:37
Il Buongiorno che ho scelto per City di venerdì 16 ottobre è:
"La profondità del tempo è una mia recente conquista. Nel silenzio della casa, la mattina quando rimango sola, ritrovo la felicità del pensare, del ripercorrere avanti e indietro il passato, dell’ascoltare il fluire del presente. E’ qualcosa che avevo raramente conosciuto prima".
(Marisa Madieri)
Nel silenzio della casa, con una tazza bollente in mano, ascolto la mia vita. Un perfetto, miracoloso silenzio, denso di caffè e felicità.
(Ci sono donne, e uomini, che hanno un solo romanzo da scrivere: un romanzo intenso, forte, poetico a volte, quello della loro vita. Per Marisa Madieri, che fu la moglie dello scrittore e saggista Claudio Magris, è stato "Verde acqua", Einaudi. Mi piacque particolarmente perché le vie sono anche quelle della città dove sono nata, Trieste)
Anna dalla stalla di Versailles | Mercoledi, 21° ottobre 2009 @14:23
Per Francesca, per favore puoi portare i nostri soffi a Lila ? Dille che tutte le castellane le sono vicine e soffiano forte per lei.
Grazie.
Anna e tutte le amiche della stalla
francesca | Mercoledi, 21° ottobre 2009 @11:02
Grazie tanto credo che il tuo messaggio la rincuorerà molto. Lo sai Antonella è ultra sensibile. Avolte pensando a lei mi viene in mente il film "Senza pelle". E mi viene da pensare a quanto siamo fragili e quanto alcune persone è come se non hanno una "protezione" dalle brutte intemperie di questo mondo.
Un forte abbraccio e apprezzo tanto i tuoi messaggi
LISA | Mercoledi, 21° ottobre 2009 @9:38
Per FRANCESCA, ma soprattutto per LILA: dunque Lila è in ospedale, Lila che vede il mondo in poesia, Lila che vive a Roma, Lila che lotta contro il buio? Francesca, grazie di aver scritto. Puoi far sapere a Lila che la penso? Nella profondità del tempo.
Francesca | Mercoledi, 21° ottobre 2009 @8:56
La sorella di Lila vuole mandarle questo messaggio. Lei in questo momento sta lottando in un ospedale perchè ha la sensazione che il tempo è così profondo che non le può regalare tanto... Spero che anche lei un giorno trovi la felicità nel pensare immersa nel tempo.
Un grande abbraccio ad Antonella e i suoi amici
Giovedi, 15° ottobre 2009 @7:18
"Restai a Chicago quindici giorni. Per quindici giorni vivemmo senz’avvenire, e senza farci domande; col nostro passato fabbricavamo storie, che ci raccontavamo".
(Simone de Beauvoir)
E’ anche questo, il momento magico dell’innamoramento. Incontrarsi in una terra sconosciuta, una "no man’s land", e raccontarsi: trasformare il passato – i dolori, la gioia improvvisa, i ricordi cristallini dell’infanzia - in una storia. E regalarla. Regalartela.
(La bella frase di Simone de Beauvoir, che ho scelto per City del 15 ottobre, è tratta da "I mandarini", Einaudi. Anzi, da un capitolo speciale, che negli anni ho riletto e sottolineato più volte: quello dove racconta, lei, la compagna di Sartre, l’autrice di "Il secondo sesso" e "Memorie d’una ragazza perbene", la sua storia d’amore con uno scrittore americano, Nelson Algren. Un romanzo dentro il romanzo)
LISA | Domenica, 18° ottobre 2009 @19:35
Per DANIADO: mi sono sempre piaciuti i tappeti appesi alle pareti. Molto Russia, molto Est. Per ALI STROPICCIATA: credo tu ti riferisca a L'anno del pensiero magico, che la scrittrice americana Joan Didion scrisse nell'anno dopo la morte del marito... Il pensiero magico era quello del suo (impossibile) ritorno. In Italia è stato pubblicato da Il saggiatore.
aferdita | Giovedi, 15° ottobre 2009 @22:22
Io invece vorrei raccontarvi una storia d'amore diversa,quella di due genitori per i due fratellini adottati.Una sorellina e un fratellino,che parlano sole poche parole in italiano e che si cercano tra di loro e parlano nella loro lingua.Come vorrei capire quelle parole,quel e dicono e quello che e stato di loro solo un po di mesi fà.Immagino che in questo paese straniero loro stano inventando da capo la loro vita,con i loro ricordi e i loro anche sofferenze.Spero che un giorno ce la raccontano anche a noi.I loro occhi svegli,i loro sorriso e il loro bisogno d'affetto,ci hanno rapito l'anima e riempito il cuore di tenerezza
per Te...Lisa | Giovedi, 15° ottobre 2009 @18:57
Grazie a Te
succhierò solo il miele della speranza.
Anche le mie serate più solitarie sorridono
come un tappeto d'Anatolia
appeso alla parete
Grazie a Te
non lascio entrare la morte
vestita di molli veli
che bussa alla mia porta
cantando le sue canzoni
invitandomi al gran riposo
Nazim Hikmet
Grazie a Te Lisa, per i doni che quotidianamente ci offri.
Sei un Anima nobile e delicata..lo sento
adolfo
il mio indirizzo mail è il seguente:daniado@gmail.com
Ali stropicciata | Giovedi, 15° ottobre 2009 @15:11
scusa ho scritto io...
Anonimo | Giovedi, 15° ottobre 2009 @15:10
Ciao Lisa,
avevo letto un libro su tuo consiglio che parlava di perdita di una persona cara e come affrontare il dolore.
L'avevo preso in biblioteca ripromettendolmi di comprarlo, ma non riesco a ricordare il titolo e l'autrice ( credo fosse una lei). Ricordi?
Mercoledi, 14° ottobre 2009 @9:49
"Qualsiasi vento è vento di mare, e qualsiasi città, anche la più continentale, nelle ore di vento – è marittima. C’è odor di mare, no, ma: c’è aria di mare, l’odore lo aggiungiamo noi. Anche il vento del deserto è di mare, anche quello della steppa è di mare. Giacché al di là di ogni steppa e di ogni deserto – c’è il mare, l’oltredeserto, l’oltresteppa… Ogni viuzza in cui tira vento è la viuzza di un porto".
(Marina Cvetaeva)
Fermati. Chiudi gli occhi: sei altrove.
(La frase di oggi è tratta da un libro che la poetessa russa Cvetaeva scrisse sul suo incontro con la pittrice Gončarova: "Natalja Gončarova- Ritratto di un’artista", Edizioni delle donne)
LISA | Domenica, 15° novembre 2009 @13:06
Questo è il Buongiorno che ho scelto per City il 30 giugno di quest'anno; fa parte dei mesi che non sono ancora stati caricati nell'archivio. Dimmi se stavolta ci siamo!
"Davanti al mare, come davanti alla morte, non ho segreti.
La terra e la luna diventano il mio corpo.
L’amore trapianta i miei pensieri
nei giardini dell’eternità".
(Vesna Parun)
Il mare mi conosce, il mare promette e mantiene. Mi dice: spingi lo sguardo, spingi il cuore più in là. Mi sussurra: abbi il coraggio di vivere. E io, io scopro di non avere paura, davanti al mare.
TIZ | Martedi, 10° novembre 2009 @8:22
Grazie per la risposta, ma non è quello che cercavo.
Riproverò anch'io.
LISA | Giovedi, 29° ottobre 2009 @19:18
Per TIZ: prova a rileggere il Buongiorno del 31 agosto (lo trovi nell'archivio, devi cliccare in alto a sinistra). Altrimenti riscrivimi e cerco ancora.
tiz | Mercoledi, 28° ottobre 2009 @14:29
il vento e il mare insieme sono una cosa meravigliosa per me. sono le cose che amo di più.
avevo letto su city un altro testo che riguardava il mare con inserito qualcosa come : starei a guardarlo per ore ma non ricordo il giorno...mi puoi aiutare?
Ilaria | Giovedi, 15° ottobre 2009 @11:50
Grazie! é bellissima questa frase specie per chi è amante del mare
LISA | Giovedi, 15° ottobre 2009 @7:17
Per CARLA: bello il vento che porta in montagna; ma io, che sono nata in una città di mare, sono d'accordo con la Cvetaeva: ogni via in cui tira vento è la via di un porto. E, come dice URSENNA, magari con qualche gabbiano urbano!
Carla | Mercoledi, 14° ottobre 2009 @17:05
Non sono d'accordo! Proprio ieri a Torino spirava un bel vento di montagna fresco, puro e cristallino. Che bello! La poetessa russa non pensava che ogni vento ti porta dove vuole lui e il mio mi porta in montagna, anche perchè dopo ogni mare c'è sempre una montagna, dipende dai punti di vista!
www.giuseppecesaropoeta.splinder.com | Mercoledi, 14° ottobre 2009 @11:29
ho scriito anch'io qualcosa su marina cvetaeva
..l'ardente brace..il tuo nome sulla neve bacio.
dei versi pare dedicati a block
Ursenna | Mercoledi, 14° ottobre 2009 @10:33
Eppoi per aria c'è sempre l'ala di un qualche gabbiano urbano.
:-)
(l'Autrice mi permetta un sorrisino virtuale)
Martedi, 13° ottobre 2009 @15:45
"Virginia tesoro, sento che dovrei scriverti una lunga lettera. Una lettera interminabile. Pagine e pagine. Ma c’è troppo da dire. Troppe emozioni, troppo Egitto, e troppa inquietudine. In realtà tutto si riduce a una cosa assolutamente semplice: vorrei che tu fossi qui".
(Vita Sackville-West)
No, non riesco a mettere tutto dentro una lettera; tutte le strade, le persone, i grattacieli. Così ti manderò solo un sms: mi manchi. Ma tu, saprai leggerci dentro.
(La frase di oggi è tratta dall'epistolario "Cara Virginia": le lettere di Vita Sackville West a Virginia Woolf, La Tartaruga Edizioni. Una strettissima, lunga relazione: d'amicizia, ma anche d'amore. La lettera fu scritta dal piroscafo Rajputana, nel Mar Rosso, il 4 febbraio del 1926. E va avanti così:
"Vedi, è facile per te, seduta a Tavistock Square, guardarti dentro; ma trovo molto difficile guardare dentro di me, mentre vedo la costa del Sinai; e molto difficile guardare la costa del Sinai, mentre dentro di me vedo ovunque l’immagine di Virginia". )
afrodite | Martedi, 13° ottobre 2009 @21:52
Eh' le lettere d'amore!In un paese dove anche innamorarsi era un pecato erano una boccata d'aria fresca,erano un raggio di sole che ti riscalda vano l'anima e corpo.Mi ricordo di una in particolare che lo conservata e letta finché si e cancellata.Ricordo ancora quelle parole,la scrittura,e penso che non cambierei mai le parole scritte sul foglio con i messaggini sul telefonino.
Ierardi.Vincenzo | Martedi, 13° ottobre 2009 @19:29
Le lettere sono belle, le lettere alliatano quando arrivano perchè non vedi lora di leggerle, soprattutto se sono d'amore come in questo caso. La distanza è interminabile quando si è lontani, allora ci sono le parole sui fogli che uniscono in'attesa del ritono. E' una bella lettera non vi è dubbio. Ciao Lisa...
Lunedi, 12° ottobre 2009 @8:07
Sono appena tornata da Venezia. Io e il Consorte a uno dei nostri riti coniugali preferiti: andare alla Biennale e litigarci su. La sua gag abituale è mettersi davanti a un video e mugugnare: ma questa ti sembra arte? Stavolta, però, l’ho spiazzato, perché di video gliene ho fatto vedere solo uno: quello del gruppo russo AES+F, inquietante e potente, su 3 schermi giganti. La "Festa di Trimalchione" faceva parte di un padiglione fuori Biennale dal titolo meraviglioso, Unconditional Love, all’Arsenale Novissimo.
In realtà quest’anno sono partita avvantaggiata, perché l’avevo già vista, la Biennale: nei lunghi mesi di blog fuori uso, a giugno, sono stata quasi una settimana all’opening non solo della Biennale, ma dei nuovi musei, il fantastico Punta della Dogana e il museo di Renzo Piano dedicato a Vedova… Quindi ero preparatissima e ho saputo fare slalom per evitare i video più video (qui lo posso confessare: non piacciono neppure a me. Molto meglio un cavallo di Cattelan infilato dentro al muro, come a Punta della Dogana!). Durante la settimana di opening Biennale ho anche fatto l’inviata finto glam. Ecco uno degli articoli usciti, rivisto e annotato per voi:
Tacchi o non tacchi? No, non è il titolo di un’installazione alla Biennale di Venezia; ma è il dilemma che accompagna tutte le ragazze (di ogni età) planate qui da ogni angolo del mondo per i vernissages chic in laguna. Vernissages, sì, al plurale: anche se di vernice ce n’è ben poca, perché pochi sono i quadri in mostra, travolti da video e installazioni, concettuali e non. Ma comunque al plurale: perché quest’anno, qualche giorno prima della 53esima Biennale, sono stati inaugurati con grande clamore mediatico, molti bicchieri di prosecco, e inviti a numero chiuso, due capolavori d’architettura. Ovvero il nuovo museo di Renzo Piano, dedicato a Vedova; e Punta della Dogana, a firma di Tadao Ando, che ospita le opere d’arte della collezione Pinault. E dunque, cosa c’entrano i tacchi? C’entrano, c’entrano. Finché si tratta di passare da un padiglione all’altro, dai Giardini all’Arsenale, vanno benissimo le infradito o le scarpe da ginnastica. Ma per i cocktail alla presenza delle due archistar, Renzo Piano e Tadao Ando, ci si poteva presentare senza tacchi? Un dilemma che la vostra cronista ha aggirato indossando delle infradito sì, ma scintillanti d’argento; e che forse solo Peggy Guggenheim avrebbe potuto capire. Del resto non è un caso che, a parte le inaugurazioni dei nuovi musei, uno dei cocktail più ambiti fosse quello "rooftop", sulla terrazza della Fondazione Guggenheim, dove Peggy viveva e si divertiva, sul Canal Grande. Le serate veneziane peraltro sono un continuo scambio di sms sul "dov’è la festa": che magari è in un palazzetto privato, affittato da ricchi collezionisti stranieri (sì, esistono ancora, anche in tempi di recessione) o su un’isola, come quella di San Servolo, scelta dal Padiglione Tedesco. Per fortuna l’unico problema a cui le ragazze della Biennale non devono pensare è quello della borsa. Niente Gucci o Vuitton qui: si gira con le shopper di tela fornite insieme alle cartelle stampa (un modo per dire: "io c’ero"). La più ambita, finora, è quella rossa e nera, molto chic, di Punta della Dogana. Perfetta per infilarci dentro un paio di scarpe col tacco da indossare all’ultimo minuto.
(Nota bene: fuori da Punta della Dogana ho indicato anche al Consorte il punto, a ridosso del canale, dov’era stato costruito un box dove rinchiudere i fotografi, lì per paparazzare le celeb che arrivavano sfrecciando con i motoscafi, al cocktail superchic di apertura del museo. Anch’io sono stata imprigionata, sotto il sole cocente: a quanto pare, in quanto giornalista fintoglam di ultimo grado, non avevo diritto di entrare. La pierre cattivissima con scarpe sadomaso mi ha tenuto in punizione finché mi sono quasi squagliata sotto il sole, e poi mi ha fatto accompagnare al cocktail da un suo schiavo, intimandomi di guardare e non toccare, ergo, non bere neppure un bicchiere di prosecco. Volevo tirarle una sberla, e in fondo gliela tiro qui sul blog, sperando che le sue scarpe sadomaso la facciano molto, molto soffrire quest’inverno).
Ed ecco il Buongiorno che ho scelto per City oggi, 12 ottobre:
"Se fossi un poeta, ecco di cosa scriverei. Della gente che lavora in piena notte. Uomini che caricano treni, infermiere del pronto soccorso con le mani delicate. Impiegati notturni negli hotel, autisti delle pompe funebri nei cimiteri, cameriere nei caffè aperti tutta la notte. Loro conoscono il tuo mondo, sanno quant’è prezioso che una persona si ricordi il tuo nome... Sanno quanto è lunga la notte. E che rumore fa la vita mentre se ne va".
(Janet Fitch)
Notte.
(Janet Fitch, nata a Los Angeles, ha scritto, anni fa, un libro-capolavoro: "Oleandro bianco", in Italia pubblicato da Il saggiatore. Storia di una madre e di una figlia. Anzi no, storia di una figlia e di tante madri, quelle affidatarie, da cui la bimba – la voce narrante, quella di Astrid – passa, dopo che la bellissima madre, una poetessa, finisce in prigione per aver ucciso un uomo che amava. Storia di una bambina che diventa donna. Storia di un perdono. Indimenticabile. Anche e soprattutto se avete visto il film – brutto- che ne è stato tratto con Michelle Pfeiffer e Alison Lohman, leggete il libro)
Venerdi, 9° ottobre 2009 @8:14
"Di tutto il nostro mondo assolato
desidero soltanto una panchina in un giardino
dove un gatto prende il sole…
Là vorrei sedermi
con una lettera nascosta in seno
una sola piccola lettera.
Così appare il mio sogno…"
(Edith Södergran)
Una lettera. O almeno un tuo sms; il più lungo possibile, grazie, da rileggere sul mio telefonino.
(Certo, negli anni Venti, quando Edith scrive questi versi – tratti da "Notturno ed altre poesie", Pagliai Editore – i telefonini non esistevano. Ma sono sicura che, se fosse vissuta oggi, la bionda sognante ragazza nata a San Pietroburgo, che scriveva in svedese, non avrebbe mai abbandonato il suo cellulare. E i versi di oggi sono dedicati a tutti quelli che tengono in memoria, per mesi e mesi, un certo sms prezioso da rileggere, sul telefonino...)
Allora, confesso subito: non sapevo neppure che esistesse, la scrittrice Herta Müller, nuovo premio Nobel per la letteratura. (Ma riporto la battuta di un’amica scrittrice che mi ha detto: credevo fosse quella degli yogurt). Certo, mi era stata più simpatica l’ultraottantenne Doris Lessing che nell’87 aveva accolto la notizia tornando a casa con le borse della spesa e i carciofi… Dunque, la signora Müller, che non è quella dello yogurt, nasce in Romania, ma scrive in tedesco (faceva parte della comunità di lingua tedesca del Paese) e vive a Berlino: è fuggita dal regime di Ceausescu nell’87 (a proposito, qualcuno ha visto il surreale e divertente "Racconti dell’età dell’oro", il film ambientato proprio nella Romania del dittatore? Io sì. E mi è piaciuto). Pochi i suoi libri tradotti in italiano (una piccola casa editrice di Rovereto, Keller, ha tradotto l’anno scorso "Il paese delle prugne verdi"; sia onore alle piccole case editrici!), ma purtroppo non il romanzo che vorrei leggere: la storia di una ragazza che, sotto Ceausescu, lavora in una fabbrica di vestiti da uomo che finiranno in Italia, e cuce dentro le giacche e le tasche piccoli disperati messaggi, con il suo nome e la supplica: "sposami!". Poetico e geniale. Non un messaggio in bottiglia, ma un messaggio cucito nei vestiti. Forse ne anch’io avrei qualcuno da scrivere, e cucire su certi vestiti…
LISA | Lunedi, 12° ottobre 2009 @8:25
Per VINCENZO: leggo volentieri, ma non dimenticare che sono semplicemente una lettrice, non una critica... Per ADOLFO: anche a me piace pensare alla Dickinson sola nella sua stanza (e il suo giardino), che era il suo mondo; e da lì, dalla sua stanza, parla ancora a noi, nelle nostre stanze di lettori.
adolfo | Domenica, 11° ottobre 2009 @19:01
é la prima volta che Ti scrivo.
Sono io che Ti dico grazie..per la Poesia.
Mi sono accorto che non avevo scritto il mio nome.
Ancora Grazie
grazie per la ...poesia | Domenica, 11° ottobre 2009 @18:58
Cara Lisa, ti ringrazio per la tua rubrica su City.
Son anch'io appassionato di poesia.
la mia poetessa preferita è la Emily Dickinson.
Ha vissuto quasi tutta la sua vita chiusa nella sua stanza eppure si sentiva al centro dell'universo.
Mi piace molto anche la Szymborska.
Volevo ringraziarti inoltre per tuttti i nuovi poeti che via via ci presenti;da Salinas a Ritsos;da Montejo a Dunya Mikhail.
ierardi.vincenzo | Sabato, 10° ottobre 2009 @13:40
Mi fa molto piacere leggere i tuoi Buongiorno su city, ma altrettanto preferirei avere una risposta ad un commento postato sul tuo blog, immagino che i tuoi impegni siano più di quello che posso pensare.
scusandomi... porgo i miei saluti, grazie... Vincenzo
LELE | Venerdi, 9° ottobre 2009 @23:01
meravigliosi versi Lisa, è vero ho ancora nella memoria del cellulare il messaggio di un uomo che ho amato tanto e che non dimenticherò mai più e che per mancanza di coraggio ho lasciato andar via, accidenti! Grazie ancora Lisa. Un abbraccio
ierardi.vincenzo | Venerdi, 9° ottobre 2009 @20:14
Devo dire che i gusti sono azzeccati... mi piacciono le poesie di City.
Ne posto una delle mie.
QUESTO AUTUNNO
Solo le foglie desidero
e le tue vogliose
labbra
in quest’aria.
Parlavo di acque
pallide.
Non sapevo,
oggi fosse il tuo
compleanno.
Solo le foglie morte
di questo autunno
e le spine dei roseti
spogli,
mi hanno ricordato
che tu sei invecchiata.
Simona | Venerdi, 9° ottobre 2009 @10:14
on't worry, Pippo è l'amico informatico e io ho imparato a digitare. Baci
Simona | Venerdi, 9° ottobre 2009 @10:02
Prova invio
Pippo | Venerdi, 9° ottobre 2009 @10:00
ciao
Giovedi, 8° ottobre 2009 @8:11
"Boris, ti scrivo lettere sbagliate. Quelle vere non toccano la carta. Oggi, ad esempio, spingendo per due ore la carrozzina di Murka per una strada sconosciuta – accarezzando lungo il cammino degli arbusti spinosi in fiore come si accarezza un cane altrui – ecco, oggi, io ho parlato ininterrottamente con te, in te... Quando diventavi troppo pensieroso, ti prendevo con entrambe le mani la testa e te la voltavo: guarda!".
(Marina Cvetaeva)
Guardami.
(Anche questa frase, come quella che ho scelto per l'1 di ottobre, è tratta da un epistolario: quello incrociato di Rilke, Pasternak e la poetessa russa Marina Cvetaeva. Si intitola "Il settimo sogno", e, come vi ho già raccontato, il sottotitolo è "Lettere 1926", perché le lettere furono scritte tutte nell'arco dello stesso anno: il 1926, appunto. La frase di oggi è tratta da una lettera che Marina scrisse a Boris Pasternak, proprio lui, quello del "Dottor Živago". Lei era esule in un paesino della Francia, lui viveva a Mosca. Si scrissero per anni senza mai incontrarsi…)
LISA | Martedi, 13° ottobre 2009 @16:27
OLGA! Olga con kalashnikov, Olga amica di Emma, Olga mamma adottiva... Mi ricordavo, eccome, di Wislawa, ma non della Cvetaeva, forse perché non ne abbiamo mai parlato qui sul blog. Ancora più prezioso saperti sempre all'ascolto!
olga | Martedi, 13° ottobre 2009 @11:05
Lisa, carissima, sono sempre la tua Olga, e sai benissimo che quando scrivi di Marina o di Wislawa, riemergo dal silenzio. un abbraccio
LISA | Lunedi, 12° ottobre 2009 @8:18
Per IL /LA SENZA NOME CHE LEGGE LA CVETAEVA: hai ragione. La memoria mi ha tradito (e ho subito corretto il post qui sopra). La Cvetaeva e Pasternak si erano incontrati a Mosca, ma fuggevolmente, prima che lei emigrasse; è solo nella corrispondenza - "non abbiamo altro che parole", come gli scrisse Marina - che si sono veramente trovati... Si rividero, è vero, nel 1935, a Parigi, a un congresso di scrittori contro il fascismo. E fu una delusione. Ma, dicono certi storici della letteratura, fu comunque probabilmente a Marina che Pasternak pensò quando creò Lara, nel suo Dottor Živago... Grazie di aver scritto, di avermi corretto e di avermici fatto ripensare. (E a proposito, tu chi sei?)
lettore | Sabato, 10° ottobre 2009 @15:44
la stupidità dei suoi post mattutini mi sorprende sempre. ogni volta credo sia impossibile fare di peggio, ma lei continua a farlo.
un bel talento.
Anonimo | Venerdi, 9° ottobre 2009 @14:57
si sono scritti per 13 anni,la prima lettera risale al 1922,l'ultima al 1935. il loro incontro avvenne nel 1935 quando ormai nessuno dei due ne aveva più bisogno. il 31 agosto 1941 Marina si impiccò ad una trave.
LISA | Venerdi, 9° ottobre 2009 @8:11
Per SIMONA PASIONARIA: la mia clone francese, amica stretta di Emma... Grazie di avermela presentata. Quanto alle scarpe-tortura, sì, anch'io ho l'impressione che le vetrine quest'anno ci propongano un look escort. Ma (posso citare pasionariamente la Bindi?), non siamo donne a disposizione! Per S.: bellissima la storia che hai raccontato. Emozionante pensare che dei versi di Keats - o comunque dei versi, delle schegge di poesia - diventino all'improvviso un flash sulla propria vita... Grazie, davvero, di aver scritto e condiviso.
Simona pasionaria | Venerdi, 9° ottobre 2009 @7:26
Lisa, ho trovato la tua clone francese. Riemergo da una lettura senza fiato di 142 pagine in salsa parigina sulla questione aspirantato: "Le cicogne hanno perso il mio indirizzo" di Laurence Boccolini, Piemme. E come nel 2005 con Emma, ho riso&pianto; per fortuna che il consorte era a Bologna. Qui Emma viene superata (non certo l'autrice) perchè non c'è più l'aspirantato bensì "la consapevolezza" tardiva del fatto che la cicogna non ha proprio il GPS. Altro che missioni suicide, qui ci sono le cene dei cretini, i ricordi d'infanzia (la protagonista è orfana di madre) che fanno stringere il fazzoletto, le solite domande poste da un odioso moccioso, le cameriere greche e tutte le riflessioni di chi non ha più mezzo ovulo decente, ma deve andare avanti ugualmente. E' una testimonianza un po' camuffata, non c'è una trama vera, ma sono racchiuse le riflessioni tragicomiche (lo stile deve essere per forza quello se no si scade nel patetico) della Boccolini sul suo dramma stemperato da una "colazione amicale" che non fa sconti alla classifica dei dolori. Di Emma ho ritrovato il piumone sotto al quale sgranocchiare patatine e lo sguardo rivolto alle punte delle scarpe (scenetta del moccioso). Certo, non è un capolavoro letterario, ma nella mia biblioteca "troppo personale" ha trovato posto vicino a Emma e al libro di Cristiana.
E mentre facevo il "pick-up" dallo scaffale, da dietro si è materializzata la solita carrozzina con neonato incorporato.
PS Io sono ancora ai sandali, ma sto cercando disperatamente i tronchetti da pantalone: possibile che quest'anno siano tutti modello "escort sadomaso", Don Gnocchi o Peter Pan incrociato con Toro Seduto? Qualcosa più "bon ton"?
S. | Giovedi, 8° ottobre 2009 @21:20
Lisa, volevo dirti che grazie alla poesia del 23 settembre e al tuo commento, ho aperto gli occhi e ho finalmente realizzato che il mio ex, di cui ero ancora profondamente innamorata dopo 5 anni di convivenza, non mi aveva mai amato davvero. Mi è bastato riflettere sulla tua domanda finale. "Ne sei capace?" La risposta è stata No.
Jason | Giovedi, 8° ottobre 2009 @18:06
non potrai mai sapere quanto adoro le tue poesie , mi rispecchiano SEMPRE ovviamente quando metti il femminile e quando parlasti dei tacchi e le scarpe io non centro XD
Serio parlando sei davvero brava ^^
se magari ti va di darmi lezioni puoi contattarmi qui v.v www.myspace.com/gianlucore_needs_to_love v.v scherzo eh v.v xD
Mercoledi, 7° ottobre 2009 @8:19
"Non vedevo l’ora di fuggire dall’infelicità di mia madre".
(Ruth Reichl)
L’infelicità è contagiosa? Forse: quella della madre. Un corpo a corpo serrato. E ogni giorno la voglia di fuggire, allontanarsi; lasciarsi alle spalle le frustrazioni, i rimproveri, la rabbia, le occasioni mancate. La voglia di essere un’altra: un’altra donna, non come lei. E il senso di colpa. Perché noi andiamo avanti. E lei, lei rimane indietro.
(Riprendo in mano Ruth Reichl, che avete letto nel Buongiorno del 21 settembre: una delle più famose e brillanti food writers americane. Ma l’ultimo suo libro uscito non parla di cibo: parla di sua madre. "Mai come mia madre", pubblicato da Ponte alle Grazie. Un piccolo, potente libro )
33giri | Venerdi, 18° dicembre 2009 @:55
qsto post su city..mi ha lasciata di stucco..sto fuggendo propio da qlla infelicità...ce lei pensa di non avermi trasmesso..e invece..
LISA | Giovedi, 8° ottobre 2009 @8:23
Per CLAUDIA MAMMA DEL GLADIATORE: ehi, grazie! Per WOLAND: bene, spero presterai/regalerai a mamma e sorelle anche i miei libri, le storie di Emma e Stella... E ricordati che aspetto la cronaca della presentazione romana della poetessa Edith Södergran. E' stato interessante? Per GABRIELLA: no, non ho letto Lasciami andare madre, ma ricordo bene quando è uscito. Il lungo monologo-verità alla madre che abbandonò ii figli per entrare nelle SS. Il nodo aggrovigliato di certi rapporti madre/figlia... Cosa ti ha detto quel libro, come ti ha parlato?
claudia mdg | Mercoledi, 7° ottobre 2009 @18:56
Per Greg: oltre al copia e incolla esistono i libri di poesia, e la cura e la passione di leggerli, di scegliere ogni giorno versi suggestivi e di commentarli. Se ti sembra facile prova a farlo tu.
woland | Mercoledi, 7° ottobre 2009 @15:15
ho comprato il libro di Reichl proprio sabato
si legge in mezza giornata... pur essendo un uomo, ho potuto apprezzare alcune pagine di una delicatezza incredibile
ora lo presto alle mie sorelle... e poi anche a mia madre!
Greg | Mercoledi, 7° ottobre 2009 @13:34
tutto sommato non fai altro che un copia e incolla...........................dov'è il tuo genio??????? Boh?
proprio perchè detesti i puntini............................................................................................................................
gabriellatoro@virgilio.it | Mercoledi, 7° ottobre 2009 @9:49
lo leggerò sicuramente, Lisa cara, ho tutto un teparto nella mia libreria contenente libri che trattano del dolente, difficile rapporto madre-figlia. Hai letto "Lasciami andare madre" di Helga Schneider?
gabriellatoro@virgilio.it | Mercoledi, 7° ottobre 2009 @9:49
lo leggerò sicuramente, Lisa cara, ho tutto un teparto nella mia libreria contenente libri che trattano del dolente, difficile rapporto madre-figlia. Hai letto "Lasciami andare madre" di Helga Schneider?
Martedi, 6° ottobre 2009 @8:08
"La mia voce ti raggiunse, dimmi, ti raggiungeva,
nelle aperte notti di gelide stelle
ora, nell’autunno, nella danza gialla
dei venti affamati e delle foglie cadute!
Dimmi, ti giungeva,
ululando o come, o singhiozzando,
nell’ora del sangue fermentato
quando la terra cresce e vibra palpitando
sotto il sole che la riga con le sue code d’ambra?"
(Neruda)
Ma se mi sentivi, se sapevi; dimmi, perché non mi hai risposto?
(Neruda, sempre diretto al cuore. Questi versi sono tratti dal vecchio libro su cui ho imparato ad amarlo: "20 poesie d’amore e una canzone disperata", Edizioni Accademia)
vincenzo.ierardi | Mercoledi, 7° ottobre 2009 @19:28
Mi lusinga questa tua risposta... grazie, ho tante poesie non so se posso postarne qualcuna su questo blog, o altrimenti in qualche altra forma privata. Tipo e-mail
LISA | Martedi, 6° ottobre 2009 @22:16
Per VINCENZO. Mi piace questo incipit:
Nelle ore che
graffiano il mio
silenzio...
Vincenzo. Ierardi | Martedi, 6° ottobre 2009 @21:56
Ti lascio il nome del sito, Accademia Italiana del Terzo Millennio, clicca su opere e artisti.
Neruda è uno dei più grandi poeti che stimo... grazie Lisa
lele | Martedi, 6° ottobre 2009 @14:16
è proprio vero, Lisa, l'ho chiamato e richiamato tante volte ma è tornato indietro solo il suono della mia voce. E la consapevolezza di averlo perso per sempre. Grazie, Lisa, per questi meravigliosi versi.
Lunedi, 5° ottobre 2009 @7:53
"Ho faticato molto
per conquistare il tuo cuore,
solo per
dormire in lui.
Io sono colei
che ti ha trattenuto per un bottone
e ha legato il suo destino…
con un sorriso".
(Maram al-Masri)
Io, che non so cucire, ho usato il mio silenzioso desiderio al posto del filo, ho legato il tuo bottone alla mia asola. Un filo invisibile, ma paziente e tenace. Non strapparlo. Stammi vicino, rimani vicino. Mi ci è voluto così tanto tempo per trovare un posto nel tuo cuore.
(I versi che ho scelto per City oggi, 5 ottobre, sono di una poetessa siriana che ora vive in Francia. Li ho tratti da "Non ho peccato abbastanza – Antologia di poetesse arabe contemporanee", Mondadori: uno sguardo su un mondo lontano, donne vicine)
C'è una cosa che non mi piace dell'autunno, ed è dovermi rimettere le calze. (Odio i collant). Con una mia grande amica del liceo, negli anni milanesi avevamo un rito: aspettare almeno fino al giorno del suo compleanno (che cade oggi) per tirare fuori gli odiati collant dal cassetto. Ora anche lei vive in un altrove straniero, a Nord: e temo li abbia già indossati da tempo. Io finora ho resistito, anche se l'aria sa d'autunno, e i mattini sono fatti di nebbia e quasi brina...
33giri | Venerdi, 18° dicembre 2009 @:57
...ti ho sistemato un bottone e quell'ago e filo ci hanno legati per sempre...
Elena | Giovedi, 8° ottobre 2009 @18:04
Complimenti leggo sempre ciò che scrivi sul sito internet ma già dal mattino quando prendo la metropolitana ho un pezzetto di te leggendo il giornale e sei sempre in prima pagina:-)
Tutte le citazioni si riscontrano veramente sempre nella vita sempre complimenti per la tua profondità
LISA | Martedi, 6° ottobre 2009 @8:02
Per CARISSIMA: leggerò volentieri, ma devi lasciarmi il link al sito e il tuo nome esatto, altrimenti come ti trovo?
ierardi.v... Carissima | Lunedi, 5° ottobre 2009 @21:07
Scusami... di non aver inserito il nome.
Carissima | Lunedi, 5° ottobre 2009 @21:03
Bellissime parole la poesia, non so come ringraziarti e mi complimento per la tua bravura. Sai ho pubblicato due libri di poesie, non so se ti va di leggerne qualcuna. Mi farebbe molto piacere. Le puoi trovare sul sito Accademia Italiana del Terzo Millenio, su opere e artisti.
Naomi | Lunedi, 5° ottobre 2009 @20:40
anche io odio i collant....ma a Napoli fa ancora caldo per indossarli....ciao Lisa"""
adriano | Lunedi, 5° ottobre 2009 @14:46
io ho faticato molto per ri-conquistare, tenace e innamorato!
Sabato, 3° ottobre 2009 @9:55
State forse pensando di comprarvi una nuova borsa? Io, dopo averne scritto per Grazia, penso proprio di no. Ecco il mio articolo, rivisto e corretto per voi.
Ogni volta che si avvicina l’autunno (a dir la verità, nei momenti più critici, anche quando si avvicina la primavera), c’è una mia grande amica che mi chiama e mi dice: "Ho bisogno di una borsa". Proprio così: "bisogno" è la parola che usa. Cielo, non che ne abbia davvero bisogno. In questi anni l’ho ascoltata e accompagnata (e sopportata) nelle sue peregrinazioni per negozi, e nei suoi ahimé mai impulsivi acquisti (ogni borsa viene soppesata, annusata, provata, e poi lasciata a decantare sullo scaffale: il colpo di fulmine le è estraneo). Quindi, sono sicura che le borse non le mancano. Ma, intendiamoci, la capisco molto bene. A volte si ha proprio "bisogno" di una borsa. E’ un bisogno, come dire, esistenziale. Ne abbiamo bisogno perché nella borsa vecchia non ci stanno tutte le cose nuove della nostra vita; o perché, della nostra vita già solida, strutturata e multitasking, vogliamo cambiare almeno una cosa. Ne abbiamo bisogno perché la borsa vecchia ci sta antipatica, perché l’abbiamo maltrattata fino a distruggerla; perché ci vogliamo premiare (e solo noi sappiamo quanto lo meritiamo!); perché siamo innamorate o non lo siamo più. Perché noi siamo cambiate, o forse vorremmo cambiare, e la borsa no, è sempre la stessa. Insomma: ne abbiamo bisogno e basta.
Per questo capisco, sopporto e ascolto la mia amica. E ogni volta mi faccio trascinare nella solita estenuante ricerca della borsa perfetta. Quest’anno, forte di tutta la mia cultura pseudo-fashionista sulle nuove it-bags, le ho proposto: perché, ad esempio, non scegliere subito una delle borse che ho ribattezzato "afferrami bene"? Ovvero con tracolla, ma anche con il doppio manico. Già, c’è una borsa così che mi perseguita, è l’ultimo modello di Prada, che a quanto pare hanno regalato alle celebrities di mezzo mondo, in modo da poterle paparazzare per strada: so persino recitarvi a memoria la didascalia (sappiate che è in saffiano, a quanto pare un tipo di cuoio: come vedete, si impara sempre qualcosa di nuovo). Siamo andate ad ammirarla in negozio, ma, chissà come mai, addosso a Sienna Miller o Demi Moore faceva un altro effetto. Per non parlare del cartellino del prezzo… Così stiamo ancora cercando. Ho fatto pazientemente qualche altra proposta. Ma so già che non mi ascolterà. Lei non vuole ascoltarmi, lo so. Vuole solo un accompagnamento: negozio per negozio, dubbio dopo dubbio, nella ricerca esistenziale della borsa giusta.
C’è di buono comunque una cosa: la ricerca della "sua" it-bag mi lascia di solito talmente tramortita, da non avere più alcun desiderio di shopping. E’ colpa sua se vado in giro con sempre la stessa borsa, dall’aria ormai colpevolmente stropicciata e forse anche un po’ sudicia; e, anche quest'autunno, non ho nessuna intenzione di cambiarla.
LISA | Giovedi, 8° ottobre 2009 @8:06
Per MARI: ma dai, hai conosciuto Emma e Stella? Che bello, racconta!
Mari | Mercoledi, 7° ottobre 2009 @18:20
No, non vivo più a Roma: mi sono trasferita per lavoro in Puglia...per curiosità ho digitato il tuo nome su Google ed eccoti qui, il tuo blog! Che bello rincontrarti! A presto... a commentare le pagine dei tuoi libri!!!
Un abbraccio
LISA | Lunedi, 5° ottobre 2009 @7:48
Per MARI: è bello quando mi raccontate dove mi leggete, dove mi avete incontrato. Tu, all'uscita della metropolitana romana... Quindi adesso non abiti più a Roma? (E spero che come hai incontrato me, incontrerai presto anche Emma e Stella, le protagoniste dei miei libri!).
Mari | Sabato, 3° ottobre 2009 @18:26
Quanto mi hanno fatto compagnia le tue parole sui numeri di City quando vivevo a Roma! All'uscita dalla metro quando mi apprestavo trafelata a lavoro...quando stavo per cominciare la mia vita di sempre con tutti i suoi pensieri e le sue piccole e grandi preoccupazioni e ansie mi tuffavo nella dolcezza, nella malinconia, nel ricordo, nella poesia delicata delle tue parole che mi coccolavano, mi alleggerivano, regalavano colore ad una giornata cominciata un po' "grigia" ...
Grazie!
Venerdi, 2° ottobre 2009 @10:44
"Dove cammini si fa autunno e sera,
azzurro animale che sotto alberi suona
solitario lago di sera".
(Georg Trakl)
Dove cammini si fa autunno, gli alberi cambiano d’improvviso colore, la sera diventa dorata, poi s’incendia, l’aria si fa malinconica e dolce. Lo so, perché sto camminando verso di te, con te, insieme a te.
(Georg Trakl, uno dei più inquieti poeti austriaci. Erano gli anni della Finis Austriae, la fine dell'impero... Lui morì durante la prima guerra mondiale, pare, per un'eccessiva dose di cocaina. I versi di oggi, 2 ottobre, sono tratti dal libro su cui ho imparato ad amarlo: "Poesie", Bur)
LISA | Venerdi, 2° ottobre 2009 @16:58
Grazie, care fan: sì, sarebbe bello avere tutti i Buongiorno raccolti in un libro, ma per farlo ci vuole un editore, il quale editore per ora non s'è trovato... Quanto ai Buongiorno già pubblicati, compariranno (prima o poi, magie web), nell'archivio di questo blog. Che, attenzione, sostituisce completamente il vecchio blog (anzi i vecchi, al plurale: la vostra Autrice è on line dal 2005, dal primo libro!). Ma nonostante i tilt telematici, io e il blog non perdiamo la memoria...
Mil e una notte | Venerdi, 2° ottobre 2009 @16:16
E' vero sarebbe davvero una buona idea avere una raccolta dei buongiorno di Lisa. A volte li annoto in un quaderno ma non sempre li segno tutti. Sarebbe bello poter rileggere anche quelli vecchi visto che il vecchio blog non si apre più (non so se è un problema del mio pc). Buon week end!
Negala | Venerdi, 2° ottobre 2009 @12:44
Giusto, potrebbe essere utile avere una raccolta dei buongiorno di Lisa.
Da quando ho scoperto questo blog, ogni mattina mi collego al sito per leggere e trovare anch'io dei versi a volte diretti a me.
City l'ho letto solo il giorno da cui è scaturita la mia affezione ai buongiorno che come dice giustamente Dubai86 capita spesso non arrivino. Buon fine settimana a tutti.
Dubai86 | Venerdi, 2° ottobre 2009 @11:08
i tuoi buongiorno ci fanno compagnia nella routine quotidiana nel tram tram dei mezzi che personalmente mi portano verso il mio futuro la mia università e quando capita che quei versi parlano di me la giornata comincia meglio , però non sempre riesco a trovare la mia copia di city sarebbe bello che pubblicassi una raccolta con tutti i tuoi buongiorno in modo cohe non vadano persi e per poterli leggere ogni qual volta che aspettiamo un buongiorno che non arriva .
Giovedi, 1° ottobre 2009 @8:19
"Ho aperto l’atlante (per me la geografia non è una scienza, ma un insieme di rapporti di cui mi affretto ad approfittare) ed ecco, tu sei già segnata nella mia mappa interiore: da qualche parte fra Mosca e Toledo, ho creato uno spazio per l’impeto del tuo oceano".
(Rainer Maria Rilke)
E dove sono io, dimmi, nel tuo atlante delle emozioni?
(Cosa ne sarà degli epistolari, oggi, visto che scriviamo tutti di più, ma le parole svaniscono nella memoria sovraccarica di un computer o sullo schermo di un telefonino? Intanto, sto rileggendo l’epistolario incrociato di Rilke, Pasternak e la Cvetaeva. Si intitola "Il settimo sogno", ed era stato pubblicato anni fa da Editori Riuniti. Il sottotitolo è "Lettere 1926", perché le lettere furono scritte tutte nell'arco dello stesso anno: il 1926, appunto. Tra il solitario castello e il sanatorio svizzero di Rilke, che di lì a poco sarebbe morto; il piccolo appartamento della Mosca post-rivoluzionaria dove viveva Pasternak; e il villaggio nel Sud della Francia dov'era emigrata la Cvetaeva. La frase di oggi è dunque tratta da una lettera che Rainer Maria Rilke, il poeta di Elegie duinesi, scrisse alla poetessa russa Marina Cvetaeva)