Nel buio.
Martedi, 9° febbraio 2010 @7:14
"Sedevo al buio sotto al portico di casa tua.
Tutto mi era chiaro:
se tua moglie non voleva lasciarti andare
era la prova che non ti amava.
Se ti avesse amato
non avrebbe voluto che tu fossi felice?"
(Louise Glück)
E’ insensato e tragico e meraviglioso, sai, essere l’altra donna. Non lo scegli. Ti capita. Un giorno ti svegli e ti scopri così: quella che aspetta nel buio.
(I versi della poetessa Louise Glück sono tratti "West of your cities", antologia di poesia americana, edita da Minimum Fax)
Quando la città è deserta e bianca.
Lunedi, 8° febbraio 2010 @15:50
"Mi ama tanto la città quando è deserta e bianca
e i luoghi amati dormono sotto la neve come se non ci fossero
mi baciano e basta, morbidamente, col silenzio e col silenzio
come lei ed io quando eravamo i più soli
la città mi ama quando è deserta"
(Milivoj Slaviček)
E quando la città è deserta, nel silenzio, ripenso a te.
(I versi di oggi sono tratti da: "Antologia della poesia croata contemporanea", Hefti Editore)
Dunque, a Trieste... A Trieste c'erano i bellissimi abiti da sera di Mila Schön (in mostra ancora fino al 18 aprile all'ex Pescheria, sulle Rive, se per caso passate di lì!). C'erano signore e ragazze che avevano voglia di parlare con me degli abiti del cuore (ben 3 avevano un Mila Schön nell'armadio, nessuna ha accettato di vendermelo). E c'era una delle simpatiche organizzatrici della mostra, seduta poi a cena accanto a me, che ho scoperto essere una lettrice silente del blog; non solo, anche una fan di Alba de Céspedes che ha trovato tra i vecchi libri della mamma! (Ora però, oltre ad Alba, devi leggere i libri di una certa Lisa Corva, mi raccomando...).
Inoltre. Inoltre parlando di Mila Schön, ci siamo ritrovate a parlare di un'altra stilista dimenticata, Roberta di Camerino: in piazza della Borsa, a Trieste, c'era una boutique amatissima dove andavano tutte le ragazze negli anni Sessanta. Mia zia aveva una sua borsa di velluto (ho scoperto solo poi, da giornalista fintoglam, che si chiama Bagonghi, l'antenata della it-bags), e purtroppo la buttò. Voi - mi rivolgo ovviamente alle ragazze di tutte le età che mi leggono - ve la ricordate? Qualcuna di voi ce l'ha a casa?
E di nuovo, l’amore.
Venerdi, 5° febbraio 2010 @8:35
"In cielo si raccoglie il vento,
il vento purpureo di domani,
e di nuovo l’amore,
di nuovo da tempo immemorabile
da lontano impedisce la morte".
(Jan Skácel)
Il vento. E’ il vento di stasera che mi dà speranza. Che mi accarezza i capelli, mi scivola addosso, mi sussurra, dolce e tagliente: domani, domani, succederà domani.
(I versi di oggi sono di Jan Skácel, nato negli anni Venti in quella che al tempo era ancora Cecoslovacchia. Sono tratti da "Poesie", Metauro edizioni)
Il mare dentro.
Giovedi, 4° febbraio 2010 @7:26
"La luna rossa, il vento, il tuo colore
di donna del Nord, la distesa di neve…
Il mio cuore è ormai su queste praterie
in queste acque annuvolate dalle nebbie.
Ho dimenticato il mare…"
(Salvatore Quasimodo)
No, il mare non si dimentica. Chi viene dal mare, chi è nato sul mare, lo porterà sempre dentro di sé; lo sentirà sempre. Basta chiudere gli occhi. Anche adesso, dentro un vagone della metropolitana.
(I versi del poeta siciliano Quasimodo, che ho scelto per la mia rubrica di City di oggi, sono tratti da un’antologia che mi ha regalato un’amica innamorata di quella terra: "Cento Sicilie", Bompiani, a cura di Gesualdo Bufalino e Nunzio Zago)
A proposito di mare. Domani, venerdì 5 febbraio, sarò a Trieste: mi hanno invitato a parlare di moda. Più glam che cheap: è la presentazione del catalogo della bella mostra di Mila Schön, nata in Dalmazia, cresciuta a Trieste e poi a Milano, una delle grandi stiliste del secolo scorso. Sarò lì, in Pescheria, la sede della mostra, alle 17.30; ma ahimé non vestita Mila Schön, a differenza di un’amica che ha trovato un suo abito vintage a soli 60 euro su e-Bay…
Foto.
Mercoledi, 3° febbraio 2010 @7:55
"Sono costretto a strappare
le foto di me bambino".
(Ozaki Hosai)
Che tentazione, strappare le foto del passato. Strappare e buttare i ricordi, tutte quelle spiagge, quei Natali, quei compleanni. Le persone che abbiamo amato; e il vestito che indossavano, che non ricordiamo più. Buttare tutto. Le amarezze, le lacrime, i rimpianti. Tornare indietro… Quando eravamo ancora sull’orlo di tutto. Ma voglio davvero strappare anche quel sorriso, il sorriso di me bambina?
(I versi della mia rubrica City di oggi sono tratti da "Il grande libro degli haiku", Castelvecchi)
Non capita anche a voi di guardare, con malinconia, nei mercatini delle pulci, foto di famiglia abbandonate, foto di bambini di cent'anni fa, di matrimoni, di gite in campagna, visi che ci sorridono - e non sappiamo, non sapremo mai chi sono?

Lisa Corva scrive. Libri inutilmente utili, pezzi finto-glam, buongiorno poetici, sms con le faccine da teenager reloaded. E, ovviamente, post sul suo blog.
Usa solo profumi alla rosa, non porta l’orologio, adora il suo iPhone anche se non ha ancora capito bene come usarlo, ed è nata a Trieste nel 1964, cosa di cui è sconsideratamente orgogliosa (non ci ha mai vissuto, ma questo è solo un dettaglio). Per quello che la riguarda, passerebbe il tempo seduta a un caffè di Piazza Unità, a leggere e guardare il mare. O anche sulla High Line, la passeggiata design e sopraelevata a Manhattan, a fare un po’ di shoe-watching e people-watching (due passatempi egualmente interessanti). Nell’attesa di realizzare il suo sogno, ha messo una foto del Molo Audace (che è Trieste, of course) come salvaschermo sul suo laptop. Siamo d’accordo, non è proprio la stessa cosa...
E’ recentemente fuggita da Milano, ma è rimasta (anche) una giornalista finto glam: scrive di moda per Grazia, pur avendo la strana sensazione che alle sfilate le sfugga sempre qualcosa di fondamentale (forse perché è relegata in ultima fila; posto: standing). Come la protagonista del suo ultimo romanzo, è la fiera proprietaria di un paio di sandali Caovilla tutto glitter, sui quali ha da poco imparato a camminare senza cadere.
Ma quello che più le piace è cercare schegge di poesia quotidiana per la sua rubrica su City: un Buongiorno da leggere in metropolitana, in tram, al semaforo rosso dell’incrocio, oppure qui sul blog… Flash luminosi di poesia, per camminare nella vita senza inciampare. Parola di chi ama le infradito.

